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27 gennaio per non dimenticare

LA GIORNATA

La Memoria e la Storia sono le solide basi su cui edificare il futuro

 

Il 27 gennaio si celebra la Giornata Internazionale della Memoria, volta alla commemorazione di tutte le vittime dell’Olocausto.

È una ricorrenza che non ha colore politico. Dovrebbe farci riflettere, dovrebbe insegnarci che nessun essere umano può arrogarsi il diritto di scegliere e decidere della vita di quanti abbiano una religione, un’ideologia politica, una storia diversa. Dovremmo imparare dal passato, dovremmo studiare così approfonditamente quelle pagine da farne tesoro. Dovremmo conoscerle e sentirle nostre. La Storia è nostra. La Memoria è nostra. Non solo di coloro che quando sentono la frase “il lavoro rende liberi” tremano al sol pensiero di quel che è stato, perché la mente rimanda immediatamente all’ingresso di Auschwitz.

L’Olocausto dovrebbe farci comprendere quanto l’odio faccia male.

Ed invece, il telegiornale, le pagine social mostrano continuamente come dal passato non abbiamo imparato nulla. L’odio è un settore in continua crescita, che non conosce crisi. Mai. Anzi, si alimenta della crisi economica, vive dell’ignoranza, si ciba dell’indifferenza, si palesa con insulti ed offese e si diffonde tramite i social.

Penso ad esempio, alla Senatrice a vita Liliana Segre. Donna, all’epoca bambina, sopravvissuta al campo di concentramento ed oggi costretta a vivere sotto scorta perché le piovono addosso insulti ed offese da esseri umani piccoli e minuscoli.

“Per i suoi altissimi meriti sociali e soprattutto per l’instancabile opera di testimonianza che non si è mai fermata negli ultimi 50 anni”, è questa la motivazione alla base dell’onorificenza ricevuta. Il primo atto legislativo della Senatrice Segre è stato quello di proporre l’istituzione di una commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio ed alla violenza.

Questa è l’opera politica della donna oggetto di vessazioni perché “alla sua età le donne dovrebbero restare a casa a far la calza. Lo Stato italiano non può pagare la scorta a lei.”

Quindi, alcuni gentili signori sostengono che la Senatrice, in un certo senso, manchi di rispetto all’Italia ed al popolo.

“Parto oggi per essere pronta a fare il mio dovere a Palazzo Madama. Non partecipo ai lavori del Senato da molti mesi perché, alla mia età, sono un soggetto a rischio e i medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile. Confesso che il sentimento prevalente che mi muove è proprio quello dell’indignazione. Non riesco ad accettare che in un tempo così difficile, in cui milioni di italiani stanno facendo enormi sacrifici e guardano con angoscia al futuro, vi siano esponenti politici che non riescono a fare il piccolo sacrificio di mettere un freno a quello che Guicciardini chiamava il particulare.”

Questa, invece, è la dichiarazione della Senatrice nel giorno in cui si chiedeva di votare la fiducia al governo Conte. Liliana Segre è una donna che dimostra, ancora una volta, quanto rispetto nutra per l’Italia e per gli italiani. Nonostante tutto, nonostante il Covid, nonostante l’età. Nonostante la sua storia, oggi sorride e costruisce il futuro su solide basi quali l’integrità morale ed il rispetto per il ruolo che ricopre.

Tg delle 13. Notizia: Arrestato ragazzo di 22 anni per istigazione all’odio razziale.

Frasi scritte sulle pagine social, comunicazione con i suoi adepti tramite applicazione largamente diffusa ed utilizzata. Un sentimento di odio profondo verso gli immigrati, i credenti di una diversa religione, le donne. Odio non celato, odio non nascosto. Odio al centro dei suoi pensieri e delle sue azioni. E come palesare il suo disprezzo? Con una strage, semplicemente. Come se fosse illogico non averci pensato prima.

Non saprei descrivere il sentimento che mi ha attraversata mentre la giornalista parlava.

Torniamo al 27 gennaio. Giornata Internazionale della Memoria. Per non dimenticare. Personalmente, non posso dimenticare il numero tatuato sull’avanbraccio sinistro di un uomo dagli occhi buoni, dolci e gentili. Di lui ricordo il racconto, l’esperienza e le camicie color cielo a maniche lunghe anche d’estate per nascondere il segno indelebile della follia umana. Un uomo diventato numero. Un essere umano colpevole di avere avuto un credo politico e degli ideali non accettati da chi, all’epoca, avrebbe dovuto occuparsi del popolo come un padre fa con i propri figli. Il gentile uomo, dagli occhi azzurri, riuscì a scappare dal campo di concentramento di Auschwitz in un momento di confusione e caos. Un foglio bianco gli permise di riappropriarsi della propria libertà ed identità. Quando gli chiesi “non hai avuto paura?” lui con tono calmo e pacato mi rispose “Anna, piccola mia, o la vita o la morte. Non avevo altre possibilità. Ad Auschwitz la morte era un’ombra sempre presente. Non ero stato ucciso al mio arrivo perché essendo giovane, ed in salute, ero forza lavoro necessaria per l’economia del campo. Eravamo numeri. Non mangiavamo, poca acqua, niente docce. Niente umanità. Numeri. Ero morto al mio arrivo al campo, avevano ucciso la mia anima.”

Tacqui. Lui tacque. Ci guardammo negli occhi e non parlammo mai più di quella parte del suo passato.

Sono fermamente convinta che se si desse alla Storia la stessa attenzione e cura che si dedicano alle storie sui social si potrebbe costruire un mondo migliore.

Non mi arrendo. Continuerò a parlarne, sempre. Non solo il 27 gennaio. A coloro che credono ed affermano che l’Olocausto sia “solo una montatura ed un’invenzione politica, affar di poco conto” auguro di recarsi ad Auschwitz e respirare l’aria pesante che ancor oggi è insostenibile. A coloro auguro di conoscere la Storia. Auguro di studiare. Auguro di informarsi senza pregiudizi.

“La storia siamo noi, nessuno si senta offeso. Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da raccontare.” La storia, Francesco De Gregori.

Anna Lodeserto

[Foto di larahcv da Pixabay]









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