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Binario 21: Indifferenza

COM-PRENDIAMO

Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare” Liliana Segre

 

di Anna Lodeserto

 

1943-1945.

 

Stazione Centrale di Milano.

Binario 21: il luogo in cui ebbe inizio l’orrore della Shoah a Milano.

Dopo l’armistizio firmato nel settembre 1943, i tedeschi, con il supporto e la collaborazione dei fascisti, decisero di occupare l’Italia settentrionale e scelsero come base operativa l’Hotel Regina di Milano.

Dovevano portare a termine il loro piano e per farlo era necessario coordinare, attuare e applicare con successo la loro soluzione finale: risolvere definitivamente la questione ebraica nei territori italiani controllati dalle milizie fasciste.

In quello stesso anno, il Binario 21, fino a quel momento utilizzato solo ed esclusivamente dai treni postali, come si suol dire “cambiò destinazione d’uso” e divenne la strada nascosta e buia che conduceva poveri esseri umani colpevoli di professare una religione diversa, di essere partigiani, dissidenti e contrari a quella politica violenta e sanguinaria, ai campi di sterminio o di concentramento.

Attenzione, cari lettori e care lettrici, vi è una sostanziale differenza tra campo di concentramento e campo di sterminio, anche se molto spesso si fa confusione.

Il campo di sterminio, come indica chiaramente il nome, era il luogo in cui l’essere umano arrivava e dopo poche ore (nella migliore delle ipotesi) veniva ucciso.

Il campo di concentramento, invece, era un luogo in cui si arrivava, si era costretti a lavorare (parliamo di lavori pesanti, sotto le intemperie) in condizioni disumane ed inumane, senza cibo, senza acqua, senza vestiti caldi, senza dignità, si era vittima di violenza psicofisica, si perdeva il contatto con la realtà e poi, come previsto dal protocollo, si moriva.

Quindi, pur essendo diversa la modalità d’azione, la finalità dei campi era soltanto una: uccidere.

Precisamente, uccidere e privare della vita innocenti catturati con violenza, presi a calci e a pugni, tirati per i capelli tra le urla strazianti e piene di dolore e dinanzi agli occhi di bambini innocenti e al tempo stesso colpevoli di essere nati, secondo i folli del tempo, nella famiglia sbagliata, nella città sbagliata.

Il comando nazista guidato dal Capitano della Gestapo, Theodor Saevecke, in accordo con le milizie fasciste che si occupavano del controllo del territorio, organizzava e gestiva il transito e la destinazione dei treni merci su cui viaggiavano esseri umani.

Per i vagoni che trasportavano solo ebrei, la destinazione era una: il campo di sterminio, Auschwitz oppure altri, a discrezione dei comandanti.

Per le altre vittime della follia umana, la destinazione era il campo di concentramento di Mathausen-Gulsen in Austria, Fossoli in Emilia-Romagna e Bergen-Belsen in Germania.

Gli esseri umani erano trattati come oggetti e viaggiavano a bordo dei vagoni che solitamente si utilizzavano per il bestiame.

Non c’erano finestre, in quei vagoni.

Erano stretti, quei vagoni.

Eppure, la violenza degli uomini in divisa e gli ordini che piovevano dall’alto, hanno costretto ed obbligato più di 100 esseri umani (donne, uomini, bambini, anziani) a viaggiare nel medesimo vagone basso, stretto, privo di finestre.

Procedevano lentamente, quei vagoni.

Ogni tanto si fermavano.

Ma le porte erano chiuse, sprangate e si aprivano soltanto quando si giungeva a destinazione.

Il viaggio più terrificante e spaventoso, per numero di passeggeri, fu quello che partì il 30 gennaio 1944: 650 esseri umani a bordo dei vagoni diretti ad Auschwitz-Birkenau.

Al loro arrivo, 477 furono immediatamente uccisi nelle camere a gas, 128 furono portati nel campo di concentramento.

Gli altri esseri umani morirono durante il viaggio.

In quanti sopravvissero?

14 uomini e 8 donne, tra cui la senatrice a vita Liliana Segre.

Per ricordare la tragedia, nel 2002 venne attivato un progetto per la costruzione del Binario 21 come Memoriale della Shoah.

Si impegnarono diverse associazioni, affinché fosse possibile per i visitatori accedervi e visitarlo.

2010. Venne posata la prima pietra.

Dopo diverse difficoltà, nel 2012 il Memoriale della Shoah aprì le porte ed accolse le prime scolaresche in visita.

Cosa c’è all’ingresso del Museo?

La parola “INDIFFERENZA”, fortemente voluta dalla senatrice Liliana Segre.

Al Binario 21 si possono vedere 2 dei 4 vagoni bestiame originali, che sono stati recuperati e restaurati grazie al contributo della sezione milanese del Collegio degli ingegneri ferroviari italiani.

È presente il Muro dei Nomi, una lunga parete su cui vengono proiettati i nomi di tutti i deportati che partirono dal Binario 21. Tra i tanti, sono evidenziati anche i nomi di coloro che ce l’hanno fatta a sopravvivere e che sono tornati a casa, violati e violentati nel profondo dell’anima e del cuore, oltre che fisicamente.

In fondo al Binario 21 c’è il Luogo della Riflessione, una costruzione conica in metallo del diametro di 10 metri, all’interno c’è soltanto una panca che segue il perimetro della struttura.

È priva di simboli religiosi e di oggetti. C’è soltanto una luce che illumina e segna la direzione verso Gerusalemme.

Il Memoriale della Shoah è molto più di quel che ho scritto e descritto, ci tengo a precisarlo.

“L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere le ragioni del male, perché quando credi una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”, queste sono alcune parole della “definizione d’autore” che Liliana Segre ha scritto per il vocabolario Zingarelli 2020.

27 gennaio 2023: Giornata della Memoria.

Per non dimenticare chi ha perso la vita per mano di uomini folli, assetati di potere, così tanto ignoranti da credere nell’esistenza della “razza ariana perfetta e pura” e così tanto ciechi ed ottusi da non capire che la perfezione è una pericolosa illusione.

Esistono gli esseri umani che, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione, dalla terra natia, dal sesso, da chi amano e dal lavoro che svolgono, meritano rispetto e devono essere amati, accettati e protetti per quel che sono e perché nessuno ha potere di vita e di morte sugli altri.

[Foto in evidenza con Sergio Mattarella e Liliana Segre, dal Quirinale]

[Articolo pubblicato sulla rivista Agorà, numero Gennaio 2023]

 

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