Centro Risorse per la Famiglia Palmina Martinelli a Locorotondo: è realtà

L’INTERVISTA

Rossella Pulli: “Un luogo fisico aperto sul territorio e al territorio, che vuole aiutare i cittadini affinché possano perseguire il loro progetto familiare”

 

di Anna Lodeserto

 

Rossella Pulli lei è stata promotrice, quando era Assessora alle Politiche Sociali, del cambio di sede del Centro Risorse per la Famiglia inaugurato qualche giorno fa. Cosa significa per il paese tale Centro?

“La famiglia è un capolavoro che dovremmo prendere a modello per costruire una società libera e forte, non una bandierina ideologica da sventolare. È tra le principali formazioni sociali attraverso cui si trasmettono e si rinforzano le norme del vivere in comunità. Se la famiglia funziona, il mondo intero è al sicuro.

Purtroppo, da numerosi anni stiamo assistendo alla disgregazione delle famiglie e, di conseguenza, della società a causa di tanti fenomeni che ne compromettono gli equilibri.

Il Centro Risorse per la Famiglia è un luogo fisico aperto sul territorio, e al territorio, che vuole aiutare e supportare i cittadini affinché possano perseguire il loro progetto familiare, sostenendoli nei momenti di difficoltà relazionale e sociale”.

Perché si è impegnata nella realizzazione di questo progetto?

“Il Centro Risorse per la Famiglia ha una storia che torna indietro nel tempo di molti anni. Ancor prima che diventasse un servizio di Ambito sul nostro territorio, il servizio professionale sociale del nostro Comune, ed alcune figure competenti, sono stati i precursori di un processo di co-progettazione finalizzato alla promozione di interventi rivolti ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie che si trovavano in situazioni di difficoltà, marginalità e disagio. I precursori si sono battuti, quando il servizio ha fatto capo all’Ambito territoriale, per attivarne la sede qui a Locorotondo, precisamente nell’ex plesso scolastico di C.da Trito.

Durante il mio assessorato ho colto l’importanza del potenziamento e dei benefici di questo servizio e ho voluto prima conoscerne la storia, approfondendo le tematiche affrontate, i progetti svolti, gli obiettivi da perseguire. successivamente ho sostenuto, attivato e potenziato attraverso il mio ruolo, anche alcuni progetti importanti di prevenzione primaria tenutisi presso alcune classi dell’I.C. Marconi-Oliva, quali ad esempio I pericoli del web, derivanti da un inappropriato utilizzo.

Per il potenziamento di questi servizi, ho cercato una nuova sede in prossimità del centro abitato, che fosse più idonea ad accogliere i bisogni. La scelta è ricaduta sull’immobile, ristrutturato appositamente per finalità sociali, sito in C.da Ventura e destinato con Delibera di Giunta sin dalla fine del 2019, ma inaugurata soltanto qualche giorno fa a seguito della pandemia, grazie anche alla collaborazione dell’attuale assessore Paolo Giacovelli che sta dando continuità e importanza a questo servizio”.

Quali servizi offrirà il Centro?

“Si ripropongono in continuità gli stessi servizi rivisti e adeguati alle nuove richieste ed esigenze del territorio. Quali, ad esempio, sportello Informa famiglie, sostegno psico-sociale e pedagogico, supporto alla genitorialità, accoglienza, ascolto e orientamento, mediazione familiare, consulenza legale, A.D.E. Assistenza Domiciliare Educativa”.

Palmina Martinelli. Quanto è importante parlarne ancora oggi?

“Non c’è una scadenza per trattare alcune argomentazioni purtroppo ancora così attuali, dinamiche intra-familiari che toccano il patologico. L’intitolazione a Palmina Martinelli ha avuto per me un significato molto importante, sin da quando partecipai come Assessora alle Politiche Sociali, all’evento organizzato dal Prof. Salamina e dall’Istituto Basile-Caramia, Amara Terra Mia, in cui si affrontò la tematica del suo terribile omicidio. Era presente anche il PM Dott. Magrone, il quale rivolse alla comunità di Locorotondo l’invito ad onorare la memoria della piccola barbaramente bruciata viva per non volersi prostituire, con l’intitolazione di un luogo.

L’evento mi toccò profondamente perché, oltre a rivivere con la mente quel tragico periodo, mi portò a conoscere alcune verità sulla vicenda, a provare sensazioni ed emozioni così forti che sentii il dovere morale di occuparmene, soprattutto per il ruolo istituzionale che rivestivo.

La volontà di intitolare, quindi, il Centro Risorse per la Famiglia a Palmina Martinelli non è voler rimarcare un episodio di femminicidio, ma legare quell’episodio ad un luogo che si occupa attraverso le sue azioni, della prevenzione primaria di alcuni fenomeni che potrebbero portare anche a simili conseguenze. È per me un segno di rinascita, è ridare dignità a Palmina per non aver avuto giustizia, è associare il suo nome a progetti di vita, di ripresa e sostegno della famiglia. Quella famiglia, che per il contesto culturale in cui viveva, non le è stata accanto, non ha protetto la sua fragilità di bambina brutalmente uccisa. È far sentire Palmina finalmente a casa!

Questi propositi e sentimenti positivi, sono stati colti dalla sensibilità umana ed artistica di Alberto Camarra, nella realizzazione della targa che gli ho commissionato e donato al Centro, individuando con la sua arte, come lui stesso ha scritto in un post, ‘La forma migliore per regalare una simbolica serenità all’anima della giovane ragazza scomparsa 40 anni fa, e oggi, custode di una importante risorsa a sostegno della comunità’. Lo ringrazio di cuore!”.

Femminicidio

“Purtroppo, il femminicidio è un fenomeno che ormai assume le forme di una vera piaga sociale e che dilaga maggiormente in ambito familiare. La violenza domestica è finalizzata al dominio e controllo da parte di un partner sull’altro, attraverso violenze psicologiche, fisiche, economiche, sessuali. La nostra società, nonostante tutti gli interventi mirati, purtroppo rimane essenzialmente ancorata a una cultura maschilista.

Qualsiasi intervento sarà vano fino a quando il problema non sarà percepito come tale nel tessuto sociale. La questione è prima di tutto culturale e va affrontata dal basso, partendo dalle scuole e dai giovani, insegnando loro un’educazione ai sentimenti e all’empatia sin dai primi anni di scuola e di socializzazione, per combattere contro i modelli sessisti e gli stereotipi che vogliono l’uomo cacciatore e la donna preda. Il silenzio è ovviamente la forma peggiore di accettazione”.

[Intervista pubblicata sulla rivista Agorà, numero Luglio 2021]

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