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Il dialetto: un patrimonio da tutelare, studiare e tramandare

MINZE O LARIJE

Dalla nostra rivista “Giro…divagando” – Il patrimonio immateriale: spigolature, usi e costumi, ricordi

 

di Valentina Mastronardi 

 

In questa rubrica, il dialetto è spesso il protagonista di eccellenza; non c’è né trova spazio per caso, ma c’è coscientemente, sempre con convinzione e amore per il proprio territorio e per l’essenza dell’essere abitante e cittadino di un luogo.

Ogni occasione è buona per citarlo e per condividerlo, dal tentativo di redigere un “dizionario” dei modi di dire, indovinelli, motti, proverbi locali e anche singole parole che racchiudono la tradizione e la cultura locale di una comunità al novello progetto, U capasóne nato nell’ambito del contenitore culturale “Storie di viaggi… e di radici” di Mappart di Locorotondo, agenzia di viaggi e tour operator di promozione del territorio e, ancor prima a laboratori di sensibilizzazione sul tema e recupero della sezione di Locorotondo dell’Associazione Ecomuseale di Valle d’Itria.

Il dialetto che ha la straordinaria capacità, spesso con una o poche parole, di racchiudere il senso più profondo di un sentire comune merita molta più attenzione e approfondimento un incredibile patrimonio da tutelare, studiare e tramandare affinchè non ne vada persa la memoria. Ebbene, si è pensato di cogliere l’opportunità di questo spazio per fornire alcune indicazioni di approfondimento sul tema.

Si partirà citando uno degli ultimi studi (luglio 2019) a cura di Pietro Massimo Fumarola: “Sul dialetto di Locorotondo| proposta per una unificata e condivisa trascrizione | (con cenni fonetici, grammaticali, etimologici e storici)”, edito da Paese Vivrai con il contributo della BCC di Locorotondo. Al prezioso testo hanno contribuito il dialettologo Giovanni Manzari e Angela Ferri che ha redatto un vocabolarietto tra le voci dialettali tra le più significative e tra quelle, ormai in disuso, che rischiano l’oblio.

L’iniziativa si propone di promuovere una normativa, per alcuni aspetti un po’ ostica per il comune lettore (specifica e puntuale per avezzi della materia) il più possibile condivisa e di documentare una lingua sia per i locorotondesi delle future generazioni che per l’eventuale studioso interessato ad approfondirlo.

Si riporta la frase conclusiva dell’introduzione dell’autore: “A tutti i compaesani consegniamo questo lavoro, che altri in futuro potrà riprendere e migliorare. Vi abbiamo messo impegno nei limiti delle nostre capacità, ma alle finalità dichiarate si è accompagnato uno stimolo più profondo: l’attaccamento al paese natio”.

[Foto di Alfredo Neglia]

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