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Il Maestro Giovanni Posa: “La musica è una esperienza seria che richiede sacrificio e dedizione continui”

L’INTERVISTA

Il locorotondese Posa ha suonato a Roma durante la “Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”

 

di Zelda Cervellera

 

Il Maestro Giovanni Posa, di Locorotondo, contrabbassista e bassista elettrico, il 20 febbraio scorso ha suonato in qualità di bassista con la “RED SHOES ORCHESTRA” presso l’Aula Magna della Pontificia Università San Tommaso D’Aquino, alla presenza del Ministro della Salute Orazio Schillaci e di altre autorità. Il 20 febbraio ricorre la Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato.

Abbiamo posto qualche domanda al Maestro Posa che ringraziamo per la disponibilità.

Maestro, come nasce la sua passione per la musica?

“Nasce dall’ascolto di gruppi italiani e di cantautori italiani degli anni ’80 che hanno fatto la storia della nostra musica. Da lì il desiderio di diventare anch’io musicista come loro”.

Di cosa si occupa e da quando ha cominciato a suonare?

“Ho cominciato nel lontano 1980 quando, per piacere a qualche bella ragazza dei tempi della scuola, decisi di cominciare a strimpellare la chitarra (faceva figo…). Da allora è stato un crescendo di interesse verso questo mondo che mi ha portato a studiare il Basso elettrico prima e il Contrabbasso poi, fino a farla diventare una professione.

Dopo aver concluso gli studi mi sono dedicato all’insegnamento nelle scuole statali di primo e secondo grado, ma non ho mai smesso di fare musica perché ritengo che non si possa trasmettere una passione se non la si coltiva in prima persona”.

Il 20 febbraio scorso, in occasione della Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, ha suonato in qualità di bassista con la “Red Shoes Orchestra” presso l’Aula Magna della Pontificia Università San Tommaso D’Aquino. Un commento sulla giornata…

“È stata una di quelle esperienze che ti segnano, soprattutto perché la manifestazione era incentrata sul ricordo di quelle terribili giornate legate alla pandemia. Ho rivissuto la paura di noi tutti negli interventi di chi fattivamente si è occupato di gestire la pandemia e il mio forte coinvolgimento era dato soprattutto dal fatto che nei momenti in cui scoppiava la pandemia in Italia, mio figlio Domenico, medico specializzando in anestesia e rianimazione, cominciava proprio allora il suo percorso nei reparti di rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma. Quindi, può immaginare il terrore della mia famiglia. Per quanto riguarda la musica, sono stato coinvolto dalla direttrice d’orchestra M° Dominga DAMATO in questo progetto che mira a sensibilizzare tutti su quelle che sono le problematiche legate alla violenza sulle donne: infatti tutte le colleghe dell’orchestra compresa la direttrice, indossano scarpette rosse nei concerti proprio per il messaggio che si intende portare. Abbiamo suonato davanti ai ministri Schillaci, Speranza e Gasparri e tante altre autorità che hanno davvero apprezzato la musica e il messaggio. Peccato sia stata annullata proprio all’ultimo, pare per un lutto nel suo staff, la presenza del Presidente della Repubblica on. Sergio MATTARELLA, che avrebbe dato sicuramente ancora più lustro alla manifestazione”.

Quali sono i suoi progetti futuri?

“I progetti sono sempre legati allo studio, perché ahimè non si smette mai, e alle collaborazioni con le orchestre del territorio e agli artisti del nostro territorio con i quali intendo continuare a suonare sia il Contrabbasso che il Basso Elettrico”.

Che consigli darebbe ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua stessa strada?

“Il mio consiglio è di non farsi abbagliare dai falsi miti. Renato ZERO ultimamente ha detto che quelli durano solo una stagione. Credo fortemente sia una verità che genera solo illusione. La musica è una esperienza seria che richiede sacrificio e dedizione continuo. Per ‘arrivare’ bisogna essere preparati e per essere preparati ci vuole studio continuo e tanta, tanta PASSIONE… poi la strada si traccia da sé!”.

[Intervista pubblicata sulla rivista Agorà, numero Marzo 2023; foto pervenute in redazione]

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