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In memoria del Dott. Ubaldo Amati (Seconda parte)

IL RICORDO

Dalla nostra rivista “L’addio ad Ubaldo attraverso i pensieri di tutti coloro che lo hanno conosciuto”

 

Antonio Salamina – Ubaldo è stato un Sindaco a cui Locorotondo deve tantissimo. Incardinava l’essenza della politica, intesa come arte nobile e difficile: lo accompagnavano la cura maniacale del bene pubblico, l’integrità morale e il rispetto della comunità. Ricordo nel 2003, all’indomani della vittoria, il primo atto che adottammo come amministrazione fu il taglio delle indennità di carica, avevamo bisogno di qualificare la nostra gestione all’insegna della sobrietà, a partire dal taglio dei costi della politica.

Ma Ubaldo è stato soprattutto un eccellente amministratore: scaltro, oculato, preparato. Si è sempre approcciato alla cosa pubblica con la diligenza del buon padre di famiglia, senza risparmiarsi e con la convinzione che quando si governa e si persegue l’interesse generale bisogna mettere in conto anche la possibilità di perdere voti. Infatti Ubaldo guardava al consenso e non ai voti. La retorica non gli si confaceva e con le parole non ammaliava, Ubaldo era un uomo di azione e probabilmente inadeguato ai riti della politica urlata, folkloristica, comiziale. Non possedeva arte oratoria, il suo intento non era quello di costruire il consenso attraverso le parole, ma con i cambiamenti e le opere vere.

Insieme ad Ubaldo una nuova classe dirigente sfidò la città verso scenari nuovi ed inediti: risanò il bilancio comunale, combattette gli evasori fiscali, valorizzò il territorio con le sue meravigliose qualità paesaggistiche ed architettoniche. La mission era quella di farlo conoscere la mondo, proporlo al turismo per la sua unicità ed irripetibilità. Ed ecco il Locus Festival, l’ingresso nei borghi più belli d’Italia, la necessità di congestionare il traffico del centro della città attraverso una circonvallazione, di cui il paese discuteva da decenni. Intercettammo i fondi e poi il compianto Giorgio Petrelli ebbe il merito di cantierizzare e completare l’opera.

E poi la sua creatura, a cui teneva come se fosse un bel fiore da coltivare ed innaffiare con cura ed orgoglio: la Farmacia Comunale. Bisogna liberare risorse per i servizi sociali, per le persone bisognose, a ciò faceva riferimento Ubaldo quando immaginò di realizzare anche a Locorotondo una farmacia comunale. Socializzare i suoi profitti avrebbe consentito un ulteriore sostegno al disagio sociale della città.

Arrivederci, dunque, caro amico mio, abbiamo condiviso un pezzo importante del meraviglioso percorso della esistenza umana, non senza malintesi e incomprensioni, ma sempre all’insegna della lealtà e dell’amore verso la nostra comunità. Ti ricorderò sempre con la tua voce suadente e la pacatezza dei toni.

E con le parole di San Paolo concludo questo mio ricordo di te: “Hai combattuto la buona battaglia, hai terminato la corsa, hai conservato la fede”.

Ottavio PiccoliDi Ubaldo continueremo a parlarne per anni, ne ricorderemo il coraggio e l’umanità con cui ha svolto la sua professione – missione. Il suo nome è già scritto nella storia politica e socio culturale del nostro paese. Il 26 maggio 2003 ci regalò un sogno, battere con una compagine politica di centro sinistra la corrazzata del centro destra, espugnare uno dei più saldi feudi della destra pugliese. Ha amministrato la cosa pubblica con parsimonia, attenzione, imparzialità, onestà e rettitudine, sebbene non siano mancati i soliti detrattori e rottamatori. Farmacia comunale, circonvallazione, auditorium comunale, Locus festival, questi solo alcuni dei piccoli semi sparsi nella nostra comunità.

Franca Cisternino – Quando ci lascia un amico, spesso il dolore è uguale a quello di un familiare e Ubaldo era uno di famiglia, sarà sempre nei nostri cuori, ricorderemo soprattutto la sua onestà e la vicinanza alla gente.

Felice Casavola – Il ricordo di questa esperienza, l’incubo dopo questa esperienza impedisce l’elaborazione di qualsiasi commento. Puoi anche saper nuotare e bene, ma è stata una inondazione. Quel mare ha spazzato via tutto. Nel mio intimo non sono ancora riuscito a raccogliere ciò che è rimasto di quel disastro dove ho visto disperdersi nei flutti anche un soldatino come me, Ubaldo. Non dimenticatelo. Nessuno ci ha obbligati tranne il senso del dovere, lo spirito di servizio e un maledetto attaccamento alle nostre radici.

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