Com-prendiamoEventi - CulturaFocusRubricheValle d'Itria

La tecnologia è per tutti, ma non tutti sono per la tecnologia

COM-PRENDIAMO

Dalla nostra rivista “Cronaca. Bari, 26 gennaio 2021. Bambino di nove anni. La vittima è stata trovata dalla propria madre impiccata in casa”

 

a cura di Anna Lodeserto

 

Non è un segreto che la giovane età sia indissolubilmente legata alla voglia di sperimentare, alla necessità ed esigenza di essere apprezzati e riconosciuti. Il desiderio di sentirsi parte integrante di un gruppo, di essere al centro dell’attenzione sono i tratti tipici dell’età adolescenziale, e non solo.

La diffusione di Internet, il lockdown che ha imposto di restare in casa per lunghi, lunghissimi mesi ha favorito l’utilizzo massiccio, ed in alcuni casi smisurato ed incontrollato, dei social network e di varie app pur di combattere la noia.

È, altresì, accertato e dimostrato che i social network possano trasformarsi da mero passatempo in armi letali nelle mani di giovani ragazzi e bambini inconsapevoli e, tra l’altro, non adeguatamente preparati al bombardamento costante e continuo del mondo digitale.

L’universo social consente di entrare in contatto con un gran numero di persone, velocemente e senza particolari difficoltà. La semplice iscrizione ad alcune app e social network permette la visione di video ove i protagonisti si cimentano in attività che, se ben guardate ed analizzate, sono prive di buonsenso. Anzi, molto spesso potrebbero trasformare un semplice gioco in una tragedia.

Cronaca.

Palermo, 21 gennaio 2021. Antonella, dieci anni, vittima di una challenge su TikTok. Al pari di moltissimi suoi coetanei, Antonella utilizzava lo smartphone e guardava video di influencer che investivano il tempo in giochi criticabili e condannabili. Ecco, Antonella ha visto un video. Obiettivo da raggiungere: sfidare la sorte e togliersi il fiato fino a perdere conoscenza. Per Antonella un semplice video di pochi secondi ha rappresentato la fine della sua giovane vita. L’inizio dell’incubo per i genitori che attoniti hanno trovato la propria figlia esanime con al collo la cravatta del padre.

Bari, 26 gennaio 2021. Bambino di nove anni. La vittima è stata trovata dalla propria madre impiccata in casa, con al collo una cordicella ed appesa ad un attaccapanni.

Si tratta soltanto di alcune vittime di questa malata ostinazione, dannata necessità di superare i limiti senza rendersi conto che la vita non è un video. È un insieme di momenti, certo, ma non è un video e non può essere sprecata per ottenere visualizzazioni, like oppure un “bravo” scritto da uno sconosciuto che magari guarda sbadatamente la bravata mentre è “in tutt’altre faccende affaccendato”.

Le challenge, questo è il termine con cui si definiscono le sfide virali, risultano essere particolarmente intriganti, affascinanti e, per alcuni versi, identificativi e creatrici di identità personali. Potrà sembrar strano, ma recenti studi hanno dimostrato che tali sfide sono particolarmente apprezzate dai giovanissimi perché contraddistinte da un forte potere aggregante e stimolante.

Negli ultimi anni sono state molte le challenge al centro di dibattiti e pagine di cronaca.

2017. Blue Whale. Una sfida, a dir poco controversa, che richiedeva una sorta di escalation di azioni masochiste che si concludevano con il suicidio.

2018. Bird Box Challenge. Gli utenti dovevano completare delle normali attività quotidiane, come attraversare oppure passeggiare, completamente bendati. Le conseguenze sono alquanto prevedibili.

2019. Skullbreaker Challenge. Gioco. Tre ragazzini dovevano saltare in sequenza ma, inevitabilmente, uno dei tre cadeva in quanto veniva sbilanciato dagli altri due. Conseguenza? La morte.

2020. Coronavirus Challenge. Consisteva nella poco igienica pratica di leccare la tazza del gabinetto di un qualsiasi bagno pubblico per verificare la possibilità di contrarre il virus.

Questa bravata ha davvero poco di scientifico ed ancor meno ha proprio poco a che fare con il buonsenso e, magari anche con il rispetto nei confronti di quanti hanno contratto il virus ed hanno perso la battaglia.

Certamente si potrebbe pensare che la colpa di tale drammatica situazione, che vede protagonisti giovani ragazzi e bambini, sia delle app e dei social network. Alcune app consentono l’iscrizione e l’accesso ai ragazzi che hanno compiuto il tredicesimo anno di età. Probabilmente non sarà molto, ma è pur sempre una linea sottile che demarca un limite.

Indubbiamente, però, ai genitori è affidato il compito più duro e difficile.

Si dice molto spesso “essere genitori è il lavoro più difficile al mondo”, non ne dubito. Ma, credo sia anche il “lavoro” più gratificante che possa esserci.

I telefoni cellulari, la tecnologia, la chat con un perfetto sconosciuto non potranno mai sostituire il calore di una famiglia. Le cure e l’amore che possono donare due genitori non potrà mai essere sostituito da una fredda e piena di emoticon conversazione online.

Uno smartphone non è una babysitter. Certamente, i ritmi frenetici impongono orari stressanti ed alcuni lavori richiedono per molte ore l’allontanamento dalle mura domestiche. Quel che conta non è la quantità di tempo che si trascorre insieme ma la qualità.

Auspico un ritorno agli elementi base: casa, famiglia, dialogo, amore per sé stessi e per il prossimo.

[Foto d’archivio]

Agorà Blog

Blog e mensile cartaceo dei trulli e delle cummerse di Locorotondo. Ci occupiamo di attualità, politica, società e tanto altro...

error: Riproduzione Riservata