Locorotondo 23 aprile 1913: la Festa di San Giorgio funestata da gravi incidenti

STORIA

La festa di San Giorgio, patrono del paese, ha rischiato di trasformarsi in tragedia, a causa del clima di eccitazione esistente per le beghe tra senussi e beduini

 

di Mario Gianfrate

 

Sulla piazzetta della Chiesa Matrice, nel crepuscolo del tramonto, la Banda Bianca magistralmente diretta da Antonio Gidiuli, sta portando a termine il Mefistofele di Arrigo Boito, un’opera la cui esecuzione è irta di difficoltà. Le ultime note scatenano l’entusiasmo della folla che, rimasta fino a quel momento in religioso silenzio, si abbandona adesso a una prolungata ovazione indirizzata al maestro che, agli albori del secolo, ha portato il Concerto Musicale “Città di Locorotondo” al conseguimento di una serie di trionfi in tutta l’Europa e nella lontana America del Nord.

Gli animi sembrano finalmente rasserenati, la tensione allentata. Nelle ore precedenti, infatti, la festa di San Giorgio, patrono del paese, ha rischiato di trasformarsi in tragedia, a causa del clima di eccitazione esistente per le beghe tra senussi e beduini.
In un ambiente dominato da forti rivalità e da insanabili contrasti personali, la decisione del Comitato della festa – egemonizzato dai senussi – di assegnare il posto d’onore nella processione alla Banda Verde, a discapito di quella Bianca di Gidiuli, viene da quest’ultima intesa come una chiara provocazione a suo danno.

La Banda Verde, diretta dal prof. Salvatore Micoli, trae i propri finanziamenti dal Sindaco ed è per questo ritenuta, a ragione, la Banda Municipale. La Banda Bianca, invece, è sovvenzionata dalla minoranza del dott. Aprile ed è quindi considerata, a sua volta, la banda dell’opposizione.

Di conseguenza alle condizioni imposte dal Comitato, Gidiuli oppone un netto rifiuto a prestare servizio e decide, anzi, di suonare gratuitamente e per proprio conto pur di non deludere le aspettative dei propri estimatori.

C’è, per questo, l’assenso delle autorità di Pubblica Sicurezza ma non quello del Sindaco che, mentre la Banda Bianca fa il giro del paese intonando le sue marce sinfoniche, dal Palazzo Comunale scende in strada seguito da un codazzo di suoi partigiani per imporre il proprio diniego alla esibizione della Banda Bianca, malgrado il consenso a essa espressa, dalle forze di PS.

Nella piazza della Chiesa Madre – peraltro considerata zona di influenza beduina, avendo lì il partito del dott. Aprile la propria sede – si è, intanto, raccolta una massa di gente che, a gran voce, protesta e invoca il permesso perché alla Banda Bianca venga riconosciuto il diritto di esibirsi. L’atmosfera è surriscaldata anche se, al momento, non si verificano incidenti di sorta e la situazione appare sotto controllo.

Seguono attimi convulsi. Il Commissario di P.S., cav. avv. Sirchia, fa la spola tra i dimostranti e il Sindaco alla ricerca di una soluzione che metta tutti d’accordo. Il suo tentativo di mediazione, però, non sortisce gli effetti desiderati.

La fase di stallo a cui si è pervenuti concorre, purtroppo, ad alimentare ulteriormente le vivaci proteste della folla, nonché la preoccupazione dello stesso Commissario di P.S. che comincia a temere che la situazione degeneri e gli sfugga di mano. Ma è lui, probabilmente, a perdere per primo il controllo.

Il cav. Sirchia ha già richiesto al Prefetto di Bari l’invio in Locorotondo di ulteriori rinforzi per il mantenimento dell’ordine pubblico ma, senza attendere, il loro arrivo, improvvisamente e senza ragione alcuna, ordina la carica per sciogliere l’assembramento.

Nella piazzetta riecheggiano, sinistri, i tre squilli di tromba. I poliziotti, sguainate le sciabole, si avventano sulla gente inerme, distribuendo piattonate in maniera indiscriminata, tra le urla di terrore delle donne, dei bambini calpestati nella ressa, e dei vecchi travolti dalla calca in fuga.

La scena è apocalittica: gente che scappa in tutte le direzioni, inseguita dai poliziotti, che, in preda alla paura cerca di sottrarsi alle sciabolate.

Alla fine, la folla è dispersa, l’ordine ripristinato. Il cav. Sirchia può tirare un sospiro di sollievo.

Nel pomeriggio, ristabilita la calma, la festa riprende il suo normale svolgimento, sotto il vigile controllo, comunque, di un numero impressionante di militi mischiati alla folla che passeggia sotto le arcate della illuminazione ad acetilene di Pagliarulo. Alla fine, anche la Banda Bianca ha potuto suonare, dalle cinque del pomeriggio alle otto di sera. Poi, a farla da padrona, è stata la Banda Verde.

La festa di san Giorgio del 23 aprile 1913 resterà, in ogni caso, segnata da quelle che i socialisti, sulle colonne della Conquista, definiranno “le gesta della poliziottaglia”.

[Foto di Mario Gianfrate]

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