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Locorotondo, correva l’anno 1937… il ciclone del 12 settembre

MEMORIA DEL NOVECENTO

“La Chiesa della Madonna della Catena, della quale sono state divelte finestre e infissi rintracciati a Km. di distanza verso la contrada Ritunno…”








 

di Mario Gianfrate

 

Il 1937 sarà ricordato, soprattutto, come l’anno del “grande ciclone” che investe Locorotondo il 12 settembre, provocando gravi danni all’agricoltura e distruggendo in parte o totalmente i raccolti. Abbattuti, anche, numerosi pali e tralicci, muri di cinta e di qualche fabbricato. E seminando tanta, tanta paura.

IL CICLONE DEL 12 SETTEMBRE

La testimonianza di Antonio Caroli

“Era circa l’una, l’una e mezzo. Sono sceso da casa diretto verso l’ospedale per assistere a una corsa ciclistica che proveniva da Alberobello. Terminato il passaggio dei corridori, mi accingevo a rincasare quando, all’improvviso, ho visto una cosa nerissima, non saprei come descriverla, una cosa che girava vorticosamente partendo da terra e che andava verso l’alto. Da terra tirava su tutto ciò che c’era, sassi, ramaglie… Si vedevano in questa colonna d’aria altissima, rami d’alberi, tralicci, una cosa impressionante.

Ma ancora più sconvolgente di questa colonna d’aria nera era il rumore che produceva, un rumore assordante che incominciava da lontano e man mano che si avvicinava rintronava nelle orecchie. Spaventoso! Ho fatto appena in tempo ad entrare in casa, chiudere le finestre ma, quando stavo per chiudere anche gli scuri sono stato scaraventato contro il muro.

Poi è subentrato un silenzio di tomba. Mi sono affacciato dalla finestra, un disastro! Sono uscito nuovamente ed ho visto in Via Madonna della Catena alberi sradicati, terriccio dovunque. Lo stabilimento vinicolo “Folonari” completamente scoperchiato: non era rimasta una sola tegola”.

I fatti nella stampa d’epoca

Un ciclone a Locorotondo

Dopo un violento temprale una tromba d’aria devasta l’abitato e la campagna provocando ingenti danni; le comunicazioni telefoniche e telegrafiche interrotte – la città senza luce – immediata opera di soccorso delle autorità – il Federale sul posto per rendersi conto dei danni e per incoraggiare i sinistrati.

(Recchia) Verso le 13 di ieri, dopo violenta pioggia e vento sciroccale, che imperversarono ininterrottamente dalla mattina, preceduta da un fragoroso rombo incalzante dalla direzione Sud-Sud Ovest, s’abbatteva sul paese una tromba d’aria di inaudita violenza.

LA VIOLENZA DEL CICLONE

Il paese veniva colpito nel versante Sud-Sud Ovest, cioè dall’abitato prospicente sulla provinciale per Alberobello, dalla Villa Comunale fino all’estremità caseggiata provinciale per Fasano, spezzando e sfondando porte e finestre, scoperchiando case, asportando tetti, mobili, abbattendo muri, parapetti, balconi.

In un istante la furia devastatrice della tromba d’aria determinò danni ingentissimi nel paese per milioni di lire: quelli di più rilevante importanza furono: l’abitazione del signor Gaetano Conti, che subì il crollo delle volte e di parte dei muri laterali del piano superiore, con gravissime lesioni in ogni parte del fabbricato e con pericolo della vita dei familiari; la casa del signor Vittorio Scatigna, sulla via della Catena, che ha subito lesioni e danni fortissimi; la casa della vedova Lorusso, di Palmisano Vito, Lisi Arcangelo, Mercieri Aurelio, Malagnino Michele, Francesco Consoli, Caroli Vito, Palmisano Francesco ed il palazzo e la villa del notaio Conti Giuseppe. Sul tratto della via Catena e verso la provinciale di Alberobello lo spettacolo è impressionante: intere tettoie e coperture in massicciata di cemento armato sono state asportate; gli Stabilimenti Vinicoli Fratelli Folonari, notar Giuseppe De Tullio, Cav. Gaetano Giacovazzo e della Cantina Sociale, sembrano colti da una convulsione tellurica.


NON CI SONO VITTIME

La Chiesa della Madonna della Catena, della quale sono state divelte finestre e infissi rintracciati a Km. di distanza verso la contrada Ritunno; la stessa icone della Vergine è andata a infrangersi contro il muro laterale della Chiesa. Ancora, oltre della zona, sempre verso l’Ovest, il vortice aereo devastava e travolgeva quanto incontrava: case, alberi, viti, traini, nulla risparmiando. Gravemente danneggiate sono le abitazioni del signor Paolo Sampietro, del signor Pietro Guarnieri, del dottor Giovanni Acquaviva, del quale sono rimasti feriti la consorte e il figlio Menotti; quello del professor Francesco Fumarola, che per miracolo ha avuto salva la vita insieme alla moglie.

Non ci è facile elencare le altre abitazioni danneggiate: solo diciamo che nessuno a memoria d’uomo, qui ricorda un così terrificante fenomeno che per vero miracolo non ha prodotto vittime umane. Si deplorano solo alcuni feriti: Angelina Reolli Colavitti, ferita alla tempia sinistra da una pietra, Angiulli Angelo di Nicola alla testa, la signora Acquaviva e il figlio da una vetrata divelta e alcuni ragazzi che vennero di peso sollevati e scaraventati lungo il Corso XX Settembre.

Per dare un’idea approssimativa della potenza del fenomeno, basti considerare che sono stati asportati dai parapetti dei vari palazzi, blocchi pesanti oltre un quintale e interi loggiati in ferro; la copertura in asfalto dell’Edificio Scolastico, il quale ha pure subito danni rilevanti per l’asportazione di porte e finestre, e delle vetrate interne di cristallo dei corridoi, è stata divelta come se si fosse fatto uso metodico di piccone, ed è stata lanciata giù nella palestra ove sono stati sradicati quasi tutti gli alberi.

I più colossali alberi della Villa Comunale sono stati abbattuti, tutti i pali telegrafici e telefonici spezzati per lunghi tratti; inoltre tralicci in ferro della corrente elettrica ad alta tensione sono danneggiatissimi; la rete urbana della luce è un groviglio inestricabile di fili, per cui necessita qualche tempo prima che sia riattivata la illuminazione pubblica.

I DANNI NELLE CAMPAGNE

Data la gravità dei danni, ho voluto iersera stessa percorrere le zone della nostra campagna maggiormente colpite, che sono precisamente segnate sull’arco di cerchio Sud-Sud Ovest: Ritunno, Serra, Catena, Verdazzo, Calascione, Sant’Elia, Guarella, Pignataro, Ciccio Pinto, Scianna, Mancinella, San Marco, Cupa, Cuculicchio, Semeraro, Rocchella, parte di Laureto, Campanella, Sei Caselle; tutte contrade fin ieri ridentissime per esuberanti e pingui raccolti di uve e di olive, e di festosi trulli. Lo spettacolo è doloroso: là dove pendevano provvidi e belli i numerosi e grossi grappoli dell’uva – il cui liquore è la somma di tutto un anno di sudore sparso giornalmente da questi tenaci e sobri agricoltori – abbiamo trovato un pantano di mota e di fango terroso in cui marciranno inesorabilmente i grappoli devastati; nei moltissimi punti le viti sono state divelte con le radici, le belle selve di uliveti e di mandorli, gli alberi da frutto, sono stati lanciati lontano.

Trulli, casolari, capanne, mucchi di legna e di foraggi, tutto è stato sconvolto. Questi bravi contadini invocano soccorso, e sperano con viva fede nelle autorità.

L’OPERA DELLE AUTORITA’

L’interessamento del Podestà avv. Aprile, del segretario del Fascio dott. Oliva e del Comandante la Stazione Carabinieri signor Erriquez, non poteva essere più rapido e più provvido. Interrotta ogni comunicazione telegrafica e telefonica, il Podestà immediatamente si affrettava a far pervenire la notizia del disastro a S.E. il Prefetto, inviando ai vicini centri di Fasano, di Monopoli il segretario comunale cav. Basile e altre autorità del posto perché avessero potuto segnalare rapidamente l’accaduto. Altrettanto si affrettava a fare il segretario del Fascio, che partiva subito alla volta di Bari per informare il Federale. Contemporaneamente non si poneva indugio a far puntellare le case pericolanti, facendo sgombrare quelle che destavano maggiori preoccupazioni, improvvisando numerose squadre di soccorritori, personalmente dirette dallo stesso Podestà e dal Comandante del Presidio Cav. Rag. Basile, con la collaborazione preziosa del maresciallo dei Carabinieri e dei militi disponibili, del capoguardia Vignola, della guardia scelta D’Onofrio, del vigile sanitario Conte, del messo comunale Recchia, nonché della squadra del personale della Luce Elettrica, della quale accorse subito il Direttore Provinciale, nonché di militi e cantonieri della strada provinciale i quali cercavano di riattivare la circolazione stradale, scongiurare pericoli di muri pericolanti, rimuovevano alberi e travi caduti sulle strade, pietrame e ogni altro ingombro.

Verso le 22,30 giunsero da Bari otto pompieri comandati da un maresciallo.

IL FEDERALE SUL POSTO

Il comm. Ambrosini, dirigente l’Ufficio del Regio Genio Civile di Bari e il cav. Cassotta funzionario dell’Ufficio stesso, vanno seguendo esaurienti indagini sui danni agli edifici.

Nel pomeriggio di oggi il Federale è venuto sul posto per occuparsi personalmente dell’accertamento dei danni e incoraggiare i sinistrati.








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