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“Ritorno” ad Auschwitz sul “Treno della memoria”

LA TESTIMONIANZA

Gli studenti del Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” di Bari partecipano al “Treno della Memoria”

 

Di seguito la testimonianza di Nicola Carnimeo studente della IV D Cambridge – Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Bari che nei giorni scorsi, insieme ad altri studenti, ha partecipato al “Treno della memoria”. Nove giorni, dal 6 al 14 febbraio, di un viaggio “lento” con bus Granturismo in cui gli studenti hanno visitato Berlino e Cracovia, in particolare il ghetto ebraico, la fabbrica di Schindler ed i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

DIARIO DI VIAGGIO

Terzo giorno: campo di concentramento Ravensbrück/Sachsenhausen

8 febbraio 2023 – ore 22:40

Sveglia alle 6:00: siamo diretti al campo di concentramento di Ravensbrück.

Non abbiamo iniziato il viaggio in autobus con tranquillità: eravamo avvolti da una certa angoscia, condizionati dal luogo che stavamo per visitare. Per noi è la prima esperienza del genere: si respira un’aria pesante.

Scesi dall’autobus, non ci saremmo mai aspettati ciò che abbiamo visto. Non era come nei film, anzi sembrava quasi una bella visione, con un lago che circondava un grande edificio. Abbiamo visto gran parte del campo, o meglio quello che ne rimaneva dopo l’occupazione dell’Armata Rossa, visto che era stato adibito a deposito militare fino alla caduta del muro di Berlino. Si tratta per lo più di un campo di lavoro femminile utilizzato dal 1939 al 1945, fino alla marcia della morte per mezzo della quale i nazisti abbandonarono il lager portando con sé gli unici individui che riuscivano a camminare, abbandonando ben 3.000 persone nel campo.

La guida ci ha spiegato, illustrandolo con racconti e dipinti, il disagio, l’umiliazione che provavano queste persone a causa del sopruso di potere dei tedeschi.

Ogni recluso aveva impresso un triangolo differente sulla divisa che indossava, nessuno era uguale agli altri. Il triangolo verde distingueva coloro che avevano commesso reati lievi, quello rosso chi sosteneva un pensiero politico contro il regime, e quello nero coloro che erano considerati non utili alla società come i senza fissa dimora. Al centro dello stemma c’era l’iniziale del paese di provenienza.

Questa categorizzazione determinava anche i lavori che potevano svolgere: il più ambito era in cucina, perché si poteva trafugare cibo, ma era destinato ai reclusi di nazionalità tedesca o austriaca. Il più duro ovviamente veniva assegnato, in particolare, alle prigioniere ebree e consisteva nell’asfaltare il campo senza nessun aiuto o attrezzo. Si lavorava sedici ore al giorno e chi sveniva per il troppo sforzo veniva condotto in infermeria, dichiarato non consono al lavoro e trasportato nei campi di sterminio come Auschwitz e Birkenau.

Da questa prima esperienza ci siamo resi conto della crudeltà degli aguzzini abituati ad essere impassibili tanto da martoriare povere donne, molte delle quali innocenti.

In questo campo si registra un numero di 120.000 donne costrette a lavori forzati e 30.000 morte per lo più di malattia, come tifo e tubercolosi, date le scarse condizioni igieniche.

Abbiamo appreso, inoltre, che qui, a differenza di Auschwitz, non sarebbero mai state installate macchine di sterminio di massa come le camere a gas.

Infine siamo rientrati a Berlino e siamo andati a visitare all’interno di Treptower Park, uno dei tre memoriali sovietici costruiti a Berlino dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Esso ricorda la liberazione di Berlino e la morte dei 5.000 soldati sovietici. L’imponenza del mausoleo sovrastato dal colosso del Guerriero liberatore rende l’idea della grandezza dell’impresa e, nello stesso tempo, la posizione centrale rispecchia la grande influenza russa fino agli anni ‘90.

Sesto giorno: Birkenau (seconda visita)

11 febbraio 2023 – ore 22:00

Dopo aver visitato il campo di Auschwitz, in cui ci ha travolto un turbine di emozioni, ci aspettava il campo di Birkenau che si trova a soli tre km da Auschwitz. Questo campo è il più grande mai costruito, con più di 300 baracche all’interno delle quali più di mille persone vivevano in condizioni igieniche inesistenti, se si pensa che ogni “letto” accoglieva anche sette persone.

In questo campo non c’era pietà: le persone entravano con delle speranze perché promettevano loro un lavoro e un tetto sulla testa, ma in realtà venivano private di tutto quello che possedevano. I deportati erano sottoposti alle pratiche più umilianti, dopo aver passato la prima selezione in cui, con un semplice gesto delle SS, si poteva essere condannati alle camere a gas. Dovevano lasciare ogni loro oggetto, ma soprattutto la dignità e l’umanità, come ci racconta Primo Levi in Se questo è un uomo. Il campo possedeva molti forni crematori capaci di bruciare oltre 4000 corpi al giorno, ma molte volte non erano sufficienti e si usavano anche delle fosse comuni infuocate a cielo aperto. I forni erano collegati alle camere a gas, in cui si stipavano con l’inganno 2000 persone che venivano avvelenate con lo Zyklon-B. Questa sostanza gassosa veniva sprigionata dall’alto e in venti minuti si compiva il massacro.

Purtroppo, gran parte delle strutture di Birkenau sono ormai distrutte, alcune a causa del materiale deperibile con cui erano state costruite, altre per opera dei nazisti stessi che prima di lasciare il campo cercarono di nascondere le tracce del massacro, altre ancora furono fatte saltare in aria dai prigionieri stessi durante fallimentari tentativi di fuga.

Per tutta la durata della visita il cuore era in gola, stavamo camminando sullo stesso suolo calcato da quelle persone che, a causa della brutalità, della cattiveria senza freni dell’uomo hanno subito un dolore indescrivibile senza aver commesso alcuna colpa. Solo pochi di questi mostri delle SS hanno pagato per ciò che avevano fatto: molti sono emigrati, hanno cambiato identità e si sono sottratti al loro conto con la storia e con l’umanità.

Questa visita ha fatto davvero capire a noi giovani che la violenza e la cattiveria dell’uomo sono sempre in agguato e che “COLORO CHE NON RICORDANO IL PASSATO SONO DESTINATI A RIPETERLO”, come recita un’iscrizione su un monumento di Dachau.

Nicola Carnimeo – IV D Cambridge – Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Bari

[foto di Nicola Carnimeo]

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