Uomo Duemila: al servizio del territorio e del prossimo

VOLONTARIATO

La misura di una vita ben spesa non sta in quanto è durata, ma in quanto si è donato”, Peter Marshall

 

di Anna Lodeserto

 

«Sono Leonardo Cito e sono il presidente della splendida famiglia chiamata Uomo Duemila».

L’associazione Uomo Duemila è un’eccellenza locorotondese nata per aiutare l’altro, il prossimo.

I membri dell’associazione sono amici del paese, sono conosciuti e non risparmiano mai un sorriso.

«L’associazione è nata più di trent’anni fa – ha dichiarato il presidente – con l’intento di aiutare un amico dei fondatori che aveva bisogno di assistenza. Siamo partiti dal singolo, per poi passare alla pubblica assistenza sino ad essere diventati quel che siamo oggi».

Chi sostiene Uomo Duemila?

«Ad oggi abbiamo in essere delle convenzioni con enti pubblici, ma come previsto dal Decreto Legge possiamo chiedere alla pubblica amministrazione solo il rimborso delle spese sostenute; quindi, i mezzi e le attrezzature le compriamo grazie alle donazioni di privati, aziende e soci».

L’associazione si prende cura dell’altro con una dedizione fuori dall’ordinario; i volontari sono la dimostrazione che un mondo migliore è possibile.

Le catastrofi naturali degli ultimi mesi non sono altro che la conseguenza dell’atteggiamento egoista e noncurante dell’uomo.

Quando i TG danno la notizia c’è chi condivide post e frasi di vicinanza sui social, e chi risponde “Sono pronto!”.

«L’ultimo episodio emergenziale che ha visto il nostro intervento riguarda la terribile alluvione che si è abbattuta sulle Marche. Alcuni nostri volontari sono partiti per dare un aiuto concreto alla popolazione.

Aiuto significa che hanno spalato il fango, hanno liberato le strade, hanno pulito le case della gente sconvolta e turbata dall’accaduto, hanno buttato via i mobili resi inutilizzabili dall’acqua.

Essere pronti – ha continuato Leonardo Cito – è importantissimo perché ci troviamo a dover gestire eventi nuovi, pericolosi e dalle conseguenze catastrofiche».

Covid.

«Sì, noi siamo stati in prima linea; avevamo frequentato dei corsi per il rischio biologico, ma mai ci saremmo aspettati di vivere una situazione del genere.

Essere pronti è importante, ma fino ad un certo punto perché poi, a parte mettere il tuo impegno devi attenerti alle disposizioni che ricevi, soprattutto durante la pandemia quando non si conosceva il nemico.

Come i chilometri segnati sulle schede di servizio dimostrano, siamo stati presenti sul territorio giorno e notte, notte e giorno.

Siamo stati i primi ad avere a che fare con il Covid, perché la gente stava male e ci chiamava.

Avevo paura per i volontari, perché non volevo si ammalassero e stessero male, non solo per una questione di affetto ed umanità nei loro confronti, ma anche perché il contributo di ciascuno di loro era importante per la comunità. Voglio ringraziarli tutti, ancora una volta, per aver scelto di esserci e di lottare insieme.

Durante quel periodo, abbiamo distribuito viveri e mascherine, in lungo e in largo.

Tra i miei ricordi vi è il paesaggio spettrale di quelle settimane.

In giro non c’era nessuno.

Nessuno.

Mi ricordo anche quando siamo stati attivati dal 118 per una postazione Covid a Brindisi. In quell’occasione chiesi ai ragazzi se fosse disponibili e la risposta fu, ancora una volta, “Noi ci siamo”.

La formazione è importante, così come lo sono le esercitazioni, ma nulla ti forma più dell’esperienza vissuta in prima persona direttamente sul campo.

È assolutamente necessario – ha concluso il presidente Cito – essere pronti a livello personale, ma non bisogna sottovalutare la necessità di avere la giusta attrezzatura. Può sembrare una sciocchezza, ma se mancano è difficile dare aiuto a chi ne ha bisogno.

Nelle grandi catastrofi le attrezzature all’avanguardia possono far la differenza».

Si dovrebbe pensare di più a fare del bene che a stare bene, così si finirebbe anche a stare meglio”, Alessandro Manzoni.

[Intervista pubblicata sulla rivista Agorà, numero Novembre 2022]

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