Locorotondo: morte dal cielo. Contadina di Casalini investita dal fulmine

MEMORIA DEL NOVECENTO

22 settembre 1901. Un temporale notturno di inizio autunno avrebbe cambiato il destino di una famiglia di contadini, fino a quel momento










 

 

Il 1901 è l’anno più piovoso in assoluto con i suoi 1.123,1 mm. di pioggia, come si ricava dai dati forniti dalla stazione meteorologica privata del dottor Campanella. Nel solo mese di ottobre, in nove giorni, ne cadono 341,5 mm.

Da un censimento appena effettuato risulta che la popolazione ammonta a 8.298 abitanti, mentre dai documenti d’archivio si apprende che gli alunni regolarmente frequentanti la terza classe elementare e che a conclusione del ciclo di base sostengono gli esami, sono complessivamente in numero di 24.

Le condizioni di vita dei lavoratori permangono precarie e insostenibili e per molti di essi l’unico sbocco in alternativa alla disoccupazione, appare in tutta la sua drammaticità, la via dell’emigrazione.

Per far fronte ai bisogni della povera gente e alle tribolazioni legate alla mancanza di lavoro, il Prefetto di Bari da un fondo appositamente erogato dal Re, assegna al Comune di Locorotondo lire 210, alle quali si aggiungono altre 300 lire stanziate dal Ministero degli Interni.

La gestione delle somme erogate vengono affidate alla Congregazione di Carità, affinchè siano distribuite agli ingenti del paese.

La povertà è così diffusa che il maestro Placido Del Prete è costretto ad asserire, rispondendo a una nota ispettiva, che, per la mancanza di mezzi, “gran parte della scolaresca si è finora presentata alle lezioni senza penne e carta per scrivere”.

Sempre nello stesso anno, il Clero locale formula suppliche perché sia aperto il processo di beatificazione di Fra’ Giuseppe Andrea Rodio, nato a Locorotondo il 30 novembre del 1743 e morto in concetto di santità a Castel sant’Elia, presso Nepi, il 10 gennaio del 1819.

LA MORTE DAL CIELO

Il temporale si abbatte sul paese a sera inoltrata, con una violenza straordinaria.

I tuoni, simultanei ai lampi, non lasciano dubbi che esso sta scatenando tutta la sua furia nei cieli di Locorotondo.

Giusta Felice Minno, una contadina di quarantadue anni di Contrada Casalini, svegliata dal frastuono, si stringe al marito che le giace accanto nel letto.

Atterrita per quei sinistri bagliori e dal rombo delle scariche elettriche, si fa il segno di croce bisbigliando orazioni rivolte ai santi perché preservino lei e i suoi cari dal pericolo.

In quell’istante, una luce bluastra illumina a giorno la stanzetta a cono e un potente boato copre le urla di terrore che rimangono strozzate nella gola della povera donna, investita in pieno dal fulmine.

Le lancette dell’orologio segnano le 10,30 della notte del 22 settembre 1901.

L’alba del nuovo giorno lascerà quattro bambini senza la loro mamma.

Il papà, Gregorio Scatigna, scampato alla morte ma ritrovato sbiancato in volto, si ammalerà di lì a poco.

Un temporale notturno di inizio autunno, avrebbe cambiato il destino di una famiglia di contadini, fino a quel momento felice.

Mario Gianfrate

[Foto in evidenza di Mario Gianfrate]








 

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