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Conservare le tradizioni attraverso l’arte della pietra

L’INTERVISTA

Pasquale Lodeserto ci racconta la meravigliosa arte di essere un trullaro

 

 

di Palma Guarini

 

In un periodo di ritrovo della tradizione e di conservazione delle origini, in cui il muretto a secco è stato dichiarato Patrimonio Unesco, abbiamo voluto incontrare chi ogni giorno lavora per preservare queste tradizioni.

Il nostro ospite è Pasquale Lodeserto, grande conoscitore e appassionato di pietra, trulli e muretti a secco.

Ciao Pasquale! A Locorotondo sei conosciuto come uno dei migliori trullari. Ci racconti quali sono gli esordi della tua carriera?

“Io ho iniziato 40 anni fa a lavorare con mio padre. Generalmente lui faceva quasi sempre trulli e il centro storico e quindi all’età di 16-17 anni ho iniziato facendo il manovale. Così ho imparato il mestiere del trullaro.”

Molto spesso i turisti ci chiedono perché furono costruiti trulli. Tu cosa sai dirci?

“Il trullo è nato principalmente come ricovero temporaneo nei terreni: non avendo mezzi di trasporto, se uno aveva una vigna a 5 km dal centro urbano, gli serviva un appoggio per ripararsi e per conservare gli attrezzi: un rifugio monovano. Poi piano piano li hanno ampliati con più vani e si sono insidiati nei periodi di più lavoro nella vigna. Quindi è nata la tradizione di rimanere a vivere in campagna per esigenze logistiche.  Poi il trullo si è evoluto con le stalle, le cantine, il pagliaio. Adesso l’agricoltura a quei livelli non esiste più però i trulli sono rimasti e combattono gli anni.”

Che cosa significa per te avere la passione della pietra?

“Questo è sicuramente un lavoro pesante, ma è un lavoro che dà soddisfazioni: è un lavoro che ti permette di vedere finita un’opera d’arte. È un’architettura spontanea. Ci devi mettere del tuo. Ti devi inventare qualcosa di diverso, di nuovo, di importante.”

So che hai collaborato anche con altri artisti importanti.

“Sì, a Bari sono stato chiamato da Michelangelo Pistoletto che è un artista di arte contemporanea di fama mondiale per realizzare un muretto a secco a forma di infinito.”

Come hanno fatto a rintracciarti?

“Beh, se fai cose belle rimani e quindi il passaparola è facile: avevo realizzato dei corsi per muretti a secco alla scuola edile di Taranto. Smontammo questo muretto e lo portammo alla fiera del restauro a Ferrara. Lì lo feci rimontare ai ragazzi che avevano seguito il corso. Ci fu un successo enorme e venni chiamato da Pistoletto a fare quest’opera al primo piano del castello svevo.

Il muretto al secco, oltre a essere un muro che divide una strada può essere definito ormai una scultura, un’opera d’arte.”

A proposito di muretti a secco: sono stati dichiarati Patrimonio dell’Unesco. Tu che cosa pensi di questa conquista?

“Questa conquista è molto importante perché riuscirà sicuramente a valorizzare il nostro territorio, in particolare la Valle d’Itria che ne è piena. Bisogna sicuramente salvaguardarli e creare cultura del territorio: quindi cultura ai ragazzi per rispetto e conoscenza, e attenzione da parte nostra per formare dei veri artigiani che abbiano passione e cultura del trullo perché ultimamente io sto vedendo scempi. Dobbiamo credere nel muretto a secco tradizionale e originale.”

Quali sono i tuoi progetti futuri dopo 40 anni di lavoro?

“Io ho un sogno: spero di restaurare il trullo di Marziolla, risalente al 1509 che si trova nelle campagne di Locorotondo. “

Pasquale, so che stamattina hai fatto un’intervista per Geo&geo. Di cosa avete parlato?

“Abbiamo parlato delle cummerse. Sono qualcosa di unico perché i trulli sono diffusi in Valle d’Itria e da Polignano a Carovigno. Le cummerse invece sono solo nel nostro centro storico e hanno bisogno di manutenzione perché hanno 200-300 anni. Il problema più grosso sono le chiancarelle perchè sono esaurite.”

La nostra speranza è che le persone come Pasquale possano aiutarci a conservare il senso della tradizione per mantenere alta la tradizione e la bellezza locorotondese.

[intervista pubblicata sulla rivista Agorà, numero Dicembre 2019]

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