L’arte dell’intreccio di Vittorio Lupoli

ARTIGIANI LOCALI

La Bottega del Tempo Perso: unione tra tradizione e innovazione

 

a cura di Palma Guarini

 

Un sabato mattina in contrada Ritunno Piccolo, tra la natura e i trulli. È qui che Vittorio Lupoli conduce la sua seconda attività: l’arte dell’intreccio.

Vittorio, classe ’75, è uno chef di professione, appassionato della natura e dei suoi prodotti naturali con i quali intreccia cesti in vimini, lampadari, taglieri e altri strumenti dettati dalla sua creatività.

Ciao Vittorio! Cos’è l’arte dell’intreccio?

L’arte dell’intreccio è una delle pratiche più antiche alla quale l’uomo diede vita, intrecciando rami flessibili ed erbe spontanee per creare recipienti leggeri, resistenti e duraturi. Nel tempo l’uomo ha imparato a conoscere le piante del proprio habitat affinando anche le tecniche per intrecciarle. Ogni zona infatti può vantare oggi un proprio cesto caratteristico, come ne è un esempio quello diffuso nel territorio pugliese noto come “panaridde” utilizzato nelle campagne durante la raccolta a mano delle olive.

Lentisco, mirto, ulivo, tasso, alaterno, prunus e canna sono solo alcune delle piante che possono essere utilizzate per creare accostamenti inaspettati di materiali e colori che ogni anno la natura-rigenerandosi- offre all’uomo.”

Qual è il motivo per cui hai creato questa Bottega del tempo perso?

Il desiderio di conservare ciò che altrimenti andrebbe perso con il passare del tempo è il primo motivo per il quale nasce la bottega.

Ritrovare il contatto con la natura, la riscoperta di antiche arti, la ricerca di nuove idee: per tutti questi motivi ho deciso di avvicinarmi ad un’arte antica come quella dell’intreccio, apportando anche con lo spirito giovane quel tocco di sana modernizzazione utile a trasformare semplici intrecci nei più svariati oggetti di uso quotidiano.”

Come hai imparato quest’arte?

Il tutto è partito dalla voglia di conoscere come venivano fatti i cesti e i panieri. Nel 2012 ho fatto un corso organizzato da Giovanni Ferrari, quasi 90enne di Fasano che voleva tramandare la sua arte. Da lì mi sono appassionato a raccogliere dei materiali e lo facevo a casa quando ero libero da lavoro.”

Cosa ti ha appassionato di quest’arte?

Vedere che da quello che ci offre la natura tu puoi creare qualcosa. Un mazzo di rametti che è sul tavolo di mattino diventa un cestino nel pomeriggio.”

Quali sono i vantaggi di fare a mano questi cestini?

Innanzitutto, sono contenitori ecologici perché il materiale lo dà la natura; sono biodegradabili perché tutti gli elementi sono naturali e vanno a disfarsi e ricomporsi nella natura. E poi significa riprendere un legame profondo tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e i suoi antenati. I cesti che si trovano oggi nei negozi non sono in grado di raccontare quasi nulla della loro storia, delle mani che li hanno realizzati, dei materiali di cui sono composti, tanto meno dei luoghi dai quali provengono. L’oggetto intrecciato a mano dura oltre cinquant’anni e se ne andrà senza produrre inquinamento”

Cosa vuol dire per te questo lavoro?

Per me è motivo di orgoglio poter essere il tramite tra l’arte insegnatami dal mio maestro e le future generazioni, tra il passato e il futuro.”

Ringraziamo Vittorio per la sua disponibilità ma vi annunciamo che lo rivedremo in autunno su Rai 3 nella trasmissione Geo & Geo condotto da Sveva Sagramola e da Emanuele Biggi.

Agorà

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