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“Pasque”

EDITORIALE

L’editoriale di marzo ’18 del prof. Vincenzo Cervellera










 

 

di Vincenzo Cervellera

 

Alla fine del 1800 una epidemia di peronospora distrusse i vigneti. In quell’anno la Pasqua cadeva alta. Fu una festa striminzita, per via della mancanza di lavoro e della crisi in genere. Arcangelo Lisi, nel suo diario Storia del Movimento Operaio di Locorotondo, ci descrive bene la situazione: “Correva l’anno 1898-1899. L’inverno rigidissimo, la neve alta, la numerosa classe edile da tempo disoccupata, la miseria anche tra i piccoli proprietari campagnoli”.

Era così diversa quella Pasqua da questa nostra di oggi? La prima Pasqua fu istituita da Mosè in memoria del passaggio dell’angelo sterminatore, che uccideva i primogeniti degli Egizi, risparmiando quelli degli Israeliti. I bambini sterminati in Siria, come scriveva La Repubblica, con i gas nervini di chi sono figli? E’ ancora l’angelo sterminatore o la pazzia dell’uomo? Anche questa nostra Pasqua, come già quella di fine ottocento, è figlia della miseria e del dolore. La festa solenne degli ebrei si apriva col banchetto pasquale, in tutte le famiglie si mangiava un agnello nato nell’anno, con pane azzimo e lattughe amare.

Oggi, la nostra Pasqua prevede che le famiglie si riuniscano per mangiare l’agnello e l’insalata. Ma la crisi insiste. Non c’è lavoro per i giovani, gli anziani lo perdono. Allora il primo e l’ultimo giorno erano i più solenni, nel secondo si offriva al tempio un covone di grano per santificare la messa. In tutti i sette giorni non si lavorava e non si mangiava che pane azzimo. Da tutta la Palestina si accorreva a Gerusalemme per sacrificare al tempio, era festa di gioia, e per la ricorrenza si liberava un condannato a morte. Oggi i terroristi condannano a morte poveri innocenti. Non c’è molta differenza, come vedete. Bisogna che l’umanità, noi, ci diamo una regolata. Speriamo che vengano Pasque migliori.

Auguri di Buona Pasqua dalla nostra redazione!

[foto di Gianluigi D’Onofrio]

[Editoriale del marzo 2018, redatto dal prof. Vincenzo Cervellera]



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