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“Il lavoro rende liberi”, le scuse del Comune di Martina. Il nostro parere? Eccolo…

POLITICA

Hanno commesso un errore grave, lo sanno, ma ha ragione l’ass. Pasquale Lasorsa…

 

Una gaffe quella del Comune di Martina Franca che ha avuto un risalto nazionale. Dalle giuste osservazioni delle testate locali, l’eco della notizia si è amplificato con il passare delle ore.

Nei giorni antecedenti al primo maggio, in occasione della Festa dei Lavoratori, nel territorio di Martina Franca sono stati affissi manifesti con la scritta “Il lavoro rende liberi”: l’analogo doloroso motto posto all’ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti (in tedesco “Arbeit macht frei”). Terribilmente noto quello di Auschwitz.

A chiedere in maniera indignata e, rimarchiamo, giusta delle delucidazioni sono stati tanti esponenti della società civile ma anche della sfera politica e artistica della Capitale della Valle d’Itria: basti pensare allo scrittore Donato Carrisi (“vi prego ditemi che è un fake” ha scritto dal suo profilo social), alle prese di distanza del segretario del Pd cittadino Maurizio Saiu e la giustissima nota dell’Anpi di Martina Franca (pubblicata anche sul nostro sito).

Senza dubbio alcuno una figuraccia del Comune finita anche sulle testate nazionali: Repubblica, Fanpage, Open, Huffington Post e Bufale.net… giusto per citarne alcune.

Però, a questo punto della storia, il danno è fatto e degli opportuni “distinguo” vanno pur messi: si tratta di un errore grave, vero, ma di comunicazione. Nessuno dotato di buon intelletto può pensare che a Palazzo Ducale ci lavorino dei nostalgici del nazifascismo.

Anzi, basti pensare agli ass. Scialpi, Schiavone o lo stesso sindaco Ancona sempre rispettosi nel rendere omaggio a tutte le ricorrenze nazionali. In effetti lo scivolone è imputabile agli addetti alla comunicazione, ma anche qui è l’ass. Lasorsa a mettere una pezza a colori: «Per completezza di informazione va ricordato però che lo staff del Sindaco è passato dai 12 componenti di Palazzo ai 3 di Ancona. Non considerare questo aspetto ha scritto in un commento su Facebook ci allontana dal comprendere il perché di questa scivolata. Concordo però su un punto: la comunicazione istituzionale è ormai una professione e non è il caso di privarsi di una figura ormai essenziale».

Non ha mica torto Lasorsa e la nostra linea, in tal senso, è chiarissima. Hanno fatto una figuraccia incredibile, lo sanno, ma c’è una cosa che dobbiamo scrivere a costo di risultare impopolari: quando un giornalista o (nella fattispecie) addetto stampa di un Comune è in errore, state pur certi che nel conseguente pubblico ludibrio i più agguerriti inquisitori li troverete fra gli stessi addetti ai lavori di quel fantasmagorico teatro della comunicazione. E’ così e bisogna farsene una ragione… anche perchè, si sa, brulica di “esperti”.

Concludiamo con la nota di scuse del Comune di Martina Franca: «L’Amministrazione comunale ha voluto nei giorni scorsi affiggere alcuni manifesti in occasione della Festa dei Lavoratori, celebrata nella giornata del 1° maggio.

Nelle locandine – dichiarano – è stato richiamato l’art. 36 della Costituzione italiana, considerato di massima importanza per quanto concerne la disciplina del lavoro in Italia e la tutela dei diritti del lavoratore.
Si scusa per aver scelto di scrivere “Il lavoro rende liberi”, non volendo in alcun modo fare riferimento al motto, in lingua tedesca, posto all’ingresso del campo di concentramento nazista di Auschwitz durante la seconda guerra mondiale. I manifesti, in tutto una decina, sono stati rimossi».

Antonello Pentassuglia

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