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Indebita percezione di Reddito di Cittadinanza: doverosa la chiarezza

L’INTERVISTA

Dalla nostra rivista “Abbiamo posto un paio di domande a Giovanni Strisciuglio, Responsabile CAF CONFASI Sede Territoriale Conf.A.S.I. di Bari

 

di Antonello Pentassuglia

 

Si torna a parlare dei cosiddetti “furbetti” del Reddito di Cittadinanza. Specie dopo l’operazione portata a compimento dalle fiamme gialle di Monopoli, ove in agro di Locorotondo hanno individuato un’autofficina abusiva, con il titolare percettore del sostegno economico ma senza averne i requisiti.

Opportuno evidenziare in chiave generale che, stando ai controlli incrociati effettuati da Guardia di Finanza ed Arma dei Carabinieri, le truffe riguarderebbero l’1% dell’intera misura, costata a bilancio 9 miliardi annui. Numeri, per fortuna, non così allarmanti ma che non devono affatto allentare i controlli.

A Locorotondo sono circa 140 i cittadini che percepiscono il Reddito o la Pensione di Cittadinanza. A livello nazionale, nel 2021, ad aver ricevuto il sussidio mensile (in media di 587 euro per RdC e 271 per la pensione) sono 3,8 milioni di persone su un totale di 1,7 milioni di famiglie. Questi sono i numeri.

Tornando ai controlli, nella provincia di Bari, nella campagna da poco conclusasi sull’indebita percezione di Reddito e Pensione di Cittadinanza, i Carabinieri hanno scoperto 297 irregolarità, deferendo 130 persone con un danno all’erario di oltre 873 mila euro.

In questi giorni, nel mirino di una critica social – il più delle volte pressapochista – sono finiti i vari Caf, Patronati e Sindacati. Gli operatori di tali enti, spesso e volentieri, vittime di un sistema dopo la stesura di un modello ISEE che altro non è che un’autocertificazione con cui i cittadini indicano la “situazione economica equivalente”, dichiarando la composizione del nucleo famigliare, i redditi, il patrimonio immobiliare e mobiliare.

Abbiamo posto un paio di domande a Giovanni Strisciuglio, Responsabile CAF CONFASI Sede Territoriale Conf.A.S.I. di Bari, che ringraziamo per la cortese disponibilità. Di seguito:

Cosa rispondere a chi, spesso sui social, attribuisce responsabilità anche ai vari Caf, patronati o sindacati stessi, quando insorgono casi di furbetti del Reddito di Cittadinanza?

«Purtroppo la platea dei Social Network, così come abbiamo già potuto osservare in precedenti circostanze, è spesso terra di “incentivo” alle fake news ed è pregna di inesattezze che tendono a screditare il lavoro di migliaia di operatori (di CAF e di Patronati), che anche in piena pandemia hanno continuato a svolgere il loro lavoro di assistenza ai cittadini. Il ruolo degli operatori di Patronati e dei CAF Centri di Assistenza Fiscale, enti entrambi promossi e costituiti dalle organizzazioni Sindacali o di Categoria, nello specifico è quello di raccolta e trasmissione delle istanze (a seguito di elaborazione del modello Isee, caso specifico per i CAF). Le stesse operazioni potrebbero essere svolte anche dal cittadino più esperto, tramite utilizzo di sistemi di identità digitale. Gli operatori dei Patronati e dei CAF, nel raccogliere e trasmettere le istanze di RDC Reddito di Cittadinanza e di PDC Pensione di Cittadinanza, devono attenersi alle informazioni messe a loro disposizione dai cittadini. Non devono e non possono (anche perché non ne hanno né i poteri, né i mezzi) svolgere attività inquisitoria rispetto alle stesse informazioni ricevute. Tale impossibilità di verifica delle informazioni ricevute, nei casi di cittadini “Furbetti”, espone e mortifica i tanti operatori che vengono ingiustamente etichettati quali complici. E’ utile, tra l’altro, ricordare alla platea degli accusatori seriali da tastiera che i CAF ed i Patronati per l’invio delle domande di RDC e PDC ricevono esigui compensi, e gli stessi sono regolati da una Convenzione Nazionale con INPS di pubblica consultazione e verificabile sul sito internet, Messaggio n° 2258 del 09-07-2021.Per tali evidenti ragioni diventa difficile, ed eccessivamente dispendioso, confrontarsi con gli accusatori seriali da tastiera, che non possono comprendere a pieno le criticità e le tecnicità di tali operazioni».

Nel Ddl Bilancio, approvato in Consiglio dei Ministri, una serie di correttivi fra cui lo stesso “inasprimento” dei controlli alla fonte (quindi a prestazione ancora da erogare). É la strada giusta o si può ancora fare di più in tal senso?

«Intanto il controllo “ex-ante” alla erogazione della prestazione, evitandone una erogazione indebita è il primo passo in avanti. Altro passo in avanti è la stretta sulle possibili rinunce alle eventuali proposte di lavoro. Nel DDL, che dovrà ancora essere approvato dal Parlamento, si intende modificare la norma dal decadimento del beneficio passando dalle attuali due massime rinunce (alla terza rinuncia attualmente si perde il beneficio dell’RDC), ad una massima rinuncia possibile (alla seconda rinuncia si perderebbe il beneficio dell’RDC) con l’introduzione di un décalage in riduzione su base mensile della prestazione a decorrere dalla stessa prima rinuncia. La compatibilità della prestazione, seppur ridotta, con attività lavorativa è altra importante novità. Sarebbe auspicabile, nel volersi avvalere dei CAF e Patronati, metterli in condizione ad esempio di poter accedere in sede di inoltro delle istanze, ad un archivio unico nazionale, dove verificare la composizione reale del nucleo familiare e della reale residenza del candidato percettore di RDC/PDC esistente in anagrafica comunale (questa informazione infatti è alla base della elaborazione del modello Isee e quindi a cascata incide su RDC e PDC, diventandone uno dei primi motivi di richieste “dubbie”, ed allo stato attuale viene fornita sotto forma di autocertificazione dal cittadino)».

[Intervista pubblicata sulla nostra rivista Agorà, numero Novembre 2021]

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