Ma proprio nessuno vuole la Cantina Sociale di Locorotondo?

L’EDITORIALE

Dalle news dell’ultim’ora pare invece di sì: un imprenditore lombardo avrebbe manifestato interesse per la struttura vitivinicola. Scopriamo chi è…

di Antonello Pentassuglia

 

Foto di Vitantonio Lillo

 

Nulla da fare per la Cantina Sociale di Locorotondo. Asta deserta il 6 novembre – presso lo studio del professionista incaricato alla vendita, il dott. Antonio Campobasso – per i 6 immobili posti in vendita dal Tribunale di Bari: lo stabilimento enologico di 2 piani, 4 fabbricati di categoria catastale D/10 e un piccolo fabbricato in attesa di accatastamento.

Il valore di base del complesso immobiliare vitivinicolo era di € 4.719.000,00 con l’offerta minima presentabile pari a € 3.539.250,00. Mica poco, ma manco così tanto…

Alle ore 12 del 5 novembre – termine ultimo per la presentazione di offerte – nessuna proposta di acquisto è giunta al dott. Campobasso. E adesso che succede? Dallo studio del professionista fanno sapere che le strade sono due: un ulteriore ribasso del 25% o nuova disposizione del giudice delegato del Tribunale di Bari, la dott.ssa Assunta Napoliello.

Foto di Annagrazia Palmisano

Ed è proprio questo il nodo da sciogliere: in considerazione della perizia, per l’intera struttura, dell’architetto Gemma Radicchio di € 11.176.638,00 e dei circa 8 mln di euro di debiti verso banche e soci, è preferibile una svendita effettiva (a circa 2,5 mln di euro) oppure un’altra via da intraprendere? Ma quale? Il nostro editore spera in una presa di riscatto della comunità che, come paese, possa acquisire la struttura. Un’altra soluzione sarebbe quella di favorire un’azione promotrice verso dei grandi gruppi alberghieri. Oppure, riaprire un confronto sul progetto EATRIA di Porta Nuova per Locorotondo. Perché no? Certo è che, a questo punto, anche un maggior interesse dell’amministrazione comunale sulla questione sarebbe cosa buona e giusta.

Un tristissimo destino quello della Cantina Sociale di via Madonna della Catena: simbolo di un riscatto sociale dei viticoltori del territorio, che nel 1930 si costituirono cooperativa, contro le speculazioni di mercato perpetrate dai produttori del Nord.

Molto si è detto (e si continua a dire) in merito alle ragioni che hanno condotto quel bene, anzi questa storia, ad un punto di non ritorno.

Nel nostro piccolo, in maniera mesta, abbiamo sempre avuto un approccio rispettoso sulla cronistoria degli eventi: ci sono stati degli errori di gestione, gravosi, senza dubbio alcuno… Ma d’altro canto, chi vi scrive ha avuto anche l’onore di intervistare l’ex presidente Don Peppe: «La mia speranza è riposta lì, nel turismo basato nella nostra cultura dell’ospitalità in un territorio eccelso…» ricordava la buonanima nell’ottobre 2015.

Intanto c’è la news dell’ultim’ora! In seguito ad un recentissimo servizio del Tg Norba sulla Cantina Sociale, un imprenditore 63enne di Montichiari (Brescia) avrebbe manifestato interesse per la struttura vitivinicola. Il suo nome è Francesco Ghirardini: capo di un gruppo di food e beverage che esporta prodotti italiani nel mercato estero.

Sempre quest’ultimo negli scorsi anni ha gestito lo stabilimento della Borsci di San Marzano ed ha investito nello sport pugliese sponsorizzando dapprima il Martina di Lega Pro per poi provare, nei primi mesi del 2014, la scalata all’acquisizione del Bari prima del fallimento che ha sancito la fine della dinastia dei Matarrese.

E sulla Cantina Sociale di Locorotondo cosa pensa Ghirardini? «Un’azienda enologica – stando alle dichiarazioni riportate dal Tg Norba che gode di un patrimonio inestimabile che va salvaguardato e rilanciato».

A questo punto non resta che attendere e sperare in un futuro roseo per l’intera struttura vitivinicola. Noi, come sempre, vi terremo aggiornati.

Foto in evidenza di Annagrazia Palmisano

 

Agorà

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