Il Ciclo del Progresso di Rayka Zehtabchi – Oltre il confine di una rivoluzione verbale

LETTERE DI CINEMA – FORUM

Una breve introduzione per il lancio della nuova rubrica cinematografica…

 

a cura di Antonella Posa

Jean Cocteau, poeta, regista, scrittore, pittore e drammaturgo francese disse : “Il cinema è la scrittura moderna il cui inchiostro è la luce.” Sempre in Francia Charles Baudelaire esprime il concetto di modernità come sfuggevole ed effimera esperienza della vita condotta all’interno della metropoli e della città, per poi evolversi in pensiero sociologico di crescita da parte dello stato-nazione.

La modernità, però, è realmente vana quando si parla di cinema: forma identificativa di una o più idee ‘messe in scena’ in un dato spazio che concorre su linee sottili tra realtà effettiva e la più nascosta fantasia dell’uomo.

Scrivere di cinema è un po’ come mettere per iscritto una sensazione provata post-visione, o anche semplicemente una critica volta al perfezionamento di un dato specifico.

La scrittura punta a dare una visione completa e concreta, per quanto concerne, ad un immagine. La divulgazione di un pensiero scritto permette un confronto analitico su un concetto portato in scena e, attraverso una valutazione finale, viene a crearsi un dibattito di idee che fa emergere un’emozione tratta da occhi differenti.

L’idea di rubrica cinematografica è proprio qui: comunicazione d’immagini, idee, critica e confronto, magari, con quello che è il nuovo cinema, o anche cinema del passato, attraverso raffronti diretti con l’attualità e la storia; dalla letteratura, alla filosofia, fino alla politica etc.

Nel ventunesimo secolo l’argomento ‘ciclo mestruale’ non è abituale in alcune aree del mondo. 

In India solo il 10 % delle donne utilizza un assorbente, ugualmente ne conosce l’utilizzo ed una percentuale ancor minore di uomini ha la consapevolezza del significato del termine ed il suo conseguente impiego. Per un uomo indiano le mestruazioni sono una malattia che colpisce maggiormente le donne, per queste ultime sono un tema ed una caratteristica fisica di cui vergognarsene.

‘’A period should end a sentence, not a girl’s education“. Period. End of sentence‘’, è il titolo originale del corto che fa riferimento ad una realtà relativa la mestruazione e le successive conseguenze, all’interno della società indiana, considerata un grave problema per le donne, le quali costringono se stesse ad abbandonare gli studi pur di non fare i conti con l’imbarazzo ed il malessere procurato.

Rayka Zehtabchi regista de ‘’il ciclo del progresso’’ è stata premiata nella serata degli Oscar per il miglior corto documentario, prodotto da Netflix.

Non mancano battute della stessa regista e di Melissa, produttrice, le quali, con ironia e sentimento, hanno esposto le ragioni per cui si è desiderato produrre un documentario, d’impronta femminista, e le emozioni provate nello sviluppo della conoscenza di una realtà a molti ignota. 

Il documentario è d’impatto, differisce dalla consueta favola filmica ed è perfettamente adatto a sopperire il muro che viene a crearsi, con le interlocutrici, ogni qual volta si pone loro una domanda ‘’scomoda’’ sull’argomento, sempre pronte a coprirsi il viso e a celare un momento di vergogna con un sorriso. 

La tematica affrontata è uno dei gap che si presenta nel rapporto donna-società e della condizione di essa desiderosa di progresso, cambiamento e apertura mentale rispetto a quei criteri patriarcali e successivamente matrimoniali arcaici. Questo precetto, molto antico, è da considerarsi la base delle oppressioni moderne e antiche. La tradizione è radicata nella cultura indiana.

‘’Le mestruazioni sono il più grande tabù del mio Paese’’

Arunachalam Muruganantham, produttore di assorbenti economici, fa si che questo diventi il lavoro delle stesse donne che poco prima non ne conoscevano la provenienza, la consistenza, l’utilità, se non la vergogna, affinché esse divenissero indipendenti, attraverso il lavoro, e la problematica della mestruazione si appianasse. 

Le donne sono le protagoniste della loro stessa rivoluzione. Operazione difficile, grande forse più delle loro capacità conoscitive, pericolosa, grandiosa.

La condizione della donna è una delle problematiche più discusse. 

Nonostante le lotte avvenute negli anni e i conseguenti sviluppi ottenuti in un tempo successivo, la figura della donna è soggetta a limitazioni derivanti da religione, cultura, etnia, che portano Paesi, come l’India, ad avere ancora una figura di donna-schiava, a cui viene strappato il diritto di  espressione libera di pensiero e azione.

‘’ Pensano che io sia pazza. Nella mia esperienza le donne non hanno molta libertà. Soprattutto dopo il matrimonio non veniamo incoraggiate a lavorare o a essere indipendenti. Voglio entrare in polizia, per evitare il matrimonio ‘’

Una delle protagoniste del documentario è Sneha, ragazza indiana femminista e progressista, contro i principi della sua stessa cultura, determinata a non negoziare con i preconcetti insiti della società. L’emancipazione femminile traccia cosi una linea netta e marcata tra i confini mai superati e quelli ancora irrisolti e ignoti. 

Il matrimonio è un dovere, essa è costretta a sposarsi poiché è l’unico stato religioso che le si riconosce, moglie.  Un rapporto dell’Unicef afferma che il 47% delle donne si sarebbe sposata prima dei 18 anni, infrangendo la legge che prevede la maggiore età per le donne e i 21 anni per gli uomini. Nelle aree periferiche la percentuale cresce al 56% ed il 40% dei matrimoni infantili avvengono in India.

3 000 000 bambine con età inferiore ai 15 anni possiede un figlio.

La perdita di dignità della figura femminile, relegata tra mura domestiche, ha perso ulteriore valore religioso. I templi sono inaccessibili alle donne affette da ciclo mestruale, sporche nell’animo. Con l’assunzione di quest’ultimo ruolo, le donne sono soggette anche al volere del loro figlio maschio, essendone subordinate, e all’imposizione di procreare figli che salvino la purezza d’animo. Le figlie femmine sono un considerevole peso per la famiglia, che spesso sceglie la via dell’uccisione.

2006, caso di violenza sessuale ai danni di Imrana, giovane musulmana, violentata dal patrigno.

2010, il tasso di crimini contro le donne sarebbe cresciuto tanto da superare il tasso di crescita della popolazione. 

La trasparenza di questo documentario è la percezione reale di ogni tipo di emozione vera provata dalle donne protagoniste. La loro forza nella lotta di sistema e la continua voglia di crescita e sviluppo, portata avanti dal una viva speranza riflessa negli occhi di ciascuna di loro.

‘’ Sono un po’ femminista, si un pochino. Credo che le donne siano alla base di ogni società. Le donne sono più forti, ma non sono consapevoli della loro forza. Non sanno quanto potere hanno e quello che possono fare. ‘’

Agorà

Blog e mensile cartaceo dei trulli e delle cummerse di Locorotondo. Ci occupiamo di attualità, politica, società e tanto altro...

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