Analisi sulla Xylella Fastidiosa. Intervista ai ricercatori del CRSFA Basile Caramia

L’INTERVISTA

Chiacchierata coi ricercatori, dott. Palmisano e dott.ssa Dongiovanni, del CRSFA Basile Caramia

 

di Antonello Pentassuglia

 

L’avanzata deleteria della Xylella non si è fermata ai territori del Salento. A darne notizia è stata la funzionaria del Servizio Fitosanitario Regionale lo scorso 23 marzo: l’agro di Locorotondo per 2/3 rientra nella “zona cuscinetto”. Quali delucidazioni occorre dare ai tanti olivicoltori del territorio?

Dott. Francesco Palmisano; Ricercatore CRSFA Basile Caramia: «Considerando il Decreto n. 4999 del 13/02/2018 Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa (Well et all), le buone pratiche agronomiche devono essere effettuate nella “zona cuscinetto” onde evitare la diffusione del batterio sopracitato. Nel territorio di Locorotondo, al momento, non ci sono focolai da registrare. Gli interventi previsti riguardano le arature e trinciature estremamente importanti per l’eliminazione, entro il 30 aprile, delle erbe infestanti. Per i successivi 45 giorni sono previsti dei controlli, da parte del Corpo Forestale, con delle eventuali sanzioni per i proprietari che non hanno effettuato gli interventi previsti dalla normativa. Nella “zona cuscinetto” occorre effettuare, inoltre, la potatura biennale senza dimenticare gli interventi contro gli stadi adulti del principale insetto vettore della Xylella fastidiosa: il Philaenus spumarius (sputacchina). Sono previsti anche una serie di accorgimenti per l’attività vivaistica».

Dott.ssa Enza Dongiovanni; Ricercatrice CRSFA Basile Caramia: «La popolazione di P. spumarius negli oliveti è generalmente molto abbondante, inoltre questa specie è ampiamente polifaga, vuol dire in grado di svilupparsi su numerose specie vegetali, sia allo stadio giovanile che di adulto, rappresentando pertanto un rischio elevato per la diffusione del batterio. Oltre a questo vettore, di recente ne sono stati individuati altri due: Philaenus italosignus, infeudato allo stadio giovanile esclusivamente su asfodelo; assente nel Salento sebbene le piante di asfodelo siano diffuse e da primi monitoraggi condotti sembra essere anche assente in questo territorio, mentre è presente in misura crescente da Putignano, Noci, Gioia Del Colle, verso Andria, Altamura, Corato, dove nel caso d’introduzione del batterio potrebbe rappresentare un serio rischio per la diffusione della malattia.

E’ stata dimostrata anche la capacità di trasmettere il batterio per Neophilaenus campestris: risultato positivo al batterio già durante le prime fase dell’emergenza, a seguito delle analisi condotte dall’Istituto Agronomico Mediterraneo, ma sino ad ora non era stata dimostrata la capacità di trasmettere. A seguito delle attività sperimentali condotte dal nostro Centro di Ricerca in collaborazione con il CNR-IPSP di Bari, è stata dimostrata la capacità anche di questa specie di trasmettere la Xylella. Questo vettore è però presente in misura di circa 1/3 – 1/4 inferiore negli oliveti rispetto al Philaenus spumarius che resta, senza dubbio alcuno, la specie predominante. Ragion per cui il Servizio Fitosanitario Regionale ha stabilito delle misure di controllo soltanto per la sputacchina. Sarà verificato con i prossimi studi se sulle altre specie ospiti, come il ciliegio e il mandorlo, il P. spumarius continuerà a svolgere un ruolo prioritario o meno.

Ritornando al P. spumarius, gli individui adulti depongono le uova sulla vegetazione presente sul terreno durante il periodo autunnale. Queste ultime iniziano a schiudersi nella seconda-terza decade di febbraio. Dalle uova vengono fuori gli individui giovanili che attraversano 5 stadi fino a divenire adulti. In questo stadio sono protetti da una schiuma biancastra, facilmente individuabile ad occhio nudo, da cui si proteggono dall’azione degli agenti atmosferici esterni o dai predatori e si sviluppano prevalentemente su alcune specie d’infestanti, quali: composite (es. cicoria), leguminose ed apiacee (es. carota).

Per il controllo suggerisco l’esecuzione di arature rispetto alle trinciature perché con quest’ultima operazione gli individui annidati alla base della vegetazione potrebbero sopravvivere e completare comunque il loro ciclo. Gli individui giovanili divengono adulti verso la seconda-terza decade di maggio, in relazione alle condizioni climatiche, differenziano le ali e portandosi dalla vegetazione erbacea sulle colture arboree o arbustive, su cui persistono fino a ottobre, novembre, quando con gli abbassamenti termici ritornano sulle infestanti per deporre le uova.

Doveroso aggiungere che, quando sono presenti sugli alberi, tendono a muoversi da ulivo ad altre piante arbustive presenti nell’areale circostante, come il lentisco ed il mirto. Il problema sorge, nel passaggio dalle piante infette a quelle sane: essendo dotati di un apparato boccale pungente-succhiante, quando succhiano la linfa acquisiscono il batterio e rimangono infettivi per tutta la vita di adulti. Con lo spostamento sulla vegetazione sana trasmettono l’infezione, ragion per cui è necessario abbattere quanto più possibile la popolazione; oltre che prevedere gli interventi meccanici nei confronti degli individui giovanili occorre prevedere dei trattamenti mirati nei confronti degli adulti preferibilmente nelle prime fasi di migrazione sulle colture arboree.

Di recente sono stati registrati due prodotti: acetamiprid e deltametrina. La disponibilità di queste molecole è sicuramente un valido aiuto per gli operatori del settore, la diffusione della malattia sarà molto probabilmente più lenta, rispetto a quanto si è verificato nel Salento dove gli agricoltori non potevano disporre di nessuna molecola per il controllo del vettore, perché nessun prodotto sino a Novembre 2017 era registrato se non per brevi periodi. In merito alla potatura, consiglio di privilegiare interventi leggeri onde evitare forti reazioni delle piante, con effetti opposti controproducenti, formazione di germogli teneri e succulenti particolarmente attrattivi nei confronti dell’insetto vettore».

Sempre per un’opera di informazione diretta: se in un futuro prossimo vi fossero dei focolai nella nostra “zona cuscinetto” come ci dovremmo comportare?

Dott. Francesco Palmisano: «La normativa prevede, nel momento in cui si individua la presenza di una pianta infetta nella “zona di contenimento”, l’estirpazione di quest’ultima. D’altro canto, se l’infezione si individua nella “zona cuscinetto” è prevista l’estirpazione non solo della pianta infetta ma anche delle piante ospiti in un raggio di 100 metri. Importante ricordare che vi sono delle deroghe: nel caso in cui nei 100 m ci si imbattesse in alberi secolari, saranno saggiati e, se negativi al batterio, coperti così da salvaguardarli dalle possibili trasmissioni da parte degli insetti vettori».

Dott.ssa Enza Dongiovanni: «Nella nostra zona la malattia non è ancora arrivata ma qualora venissero individuati dei focolai, sarebbe opportuno procedere immediatamente con l’estirpazione delle piante infette. In caso contrario, ci ritroveremmo in situazioni nefaste, di fatto, già palesatesi nel Salento e ad Oria. Bloccando l’eliminazione dei focolai non si è fatto altro che agevolare la diffusione della malattia. L’insetto vettore non è solo dotato di movimentazione passiva, ma è dotato di un’elevata capacità propria di spostamento. Attività sperimentali da noi condotte in collaborazione con il CNR-IPSP di Bari, hanno dimostrato che questo insetto è in grado di spostarsi nell’arco di pochi giorni di oltre 100 metri, per cui bisogna eliminare quanto più possibile le piante infette per ridurre le fonti di nutrimento e la possibilità di acquisire il batterio da parte del vettore».

 

Foto di Annagrazia Palmisano

Nel D.M. 4999, sono state regolamentate le misure di contenimento. Quali sono i passaggi ben saldi da tenere a mente?

Dott. Francesco Palmisano: «I punti salienti riguardano le arature e le trinciature per eliminare le erbe spontanee per abbattere la popolazione del vettore in forma giovanile. Importanti, inoltre, gli interventi con gli insetticidi nella seconda/terza decade di maggio e nei periodi successivi anche integrando con gli interventi previsti nei confronti degli altri principali insetti dell’olivo, senza dimenticare il ruolo rappresentato dalle potature biennali. La Xylella fastidiosa isolata in Puglia è la subspecie pauca in grado di infettare non solo l’olivo ma anche altre specie tra cui il mandorlo, il ciliegio, e la poligala.

Un aspetto importante da osservare riguarda l’attività vivaistica: al CRSFA abbiamo il Centro di Premoltiplicazione e dal momento in cui rientriamo nella zona di cuscinetto, non possiamo commercializzare materiale di propagazione delle specie specificate al di fuori della zona demarcata. A tal riguardo, considerato che le piante del Centro di Premoltiplicazione sono allevate sotto serra (isolate dall’ambiente esterno), il CRSFA ha chiesto l’autorizzazione in deroga alla movimentazione al Servizio Fitosanitario Regionale. A Locorotondo – ritengo opportuno sottolineare – le buone pratiche agronomiche come le arature, trinciature e potature rientrano nelle attitudini della nostra realtà contadina. Non vi è alcun tipo di stravolgimento rispetto alle attività che i nostri agricoltori di per sé già fanno».

Dott.ssa Enza Dongiovanni: «Il dott. Palmisano è stato chiaro. Importante aggiungere che queste azioni, per avere un effetto significativo, devono essere effettuate a livello territoriale ed interessare aree molto vaste, considerando l’elevata capacità del vettore di spostarsi. Oltre ai privati si dovrebbero attivare anche gli enti Pubblici, come comuni, Province etc. con azioni tese all’eliminazione delle piante infestanti, lungo le strade, i canali, le ferrovie, gli incolti, i giardini, in modo da abbattere quanto più possibile la popolazione degli individui giovani della sputacchina».

Il CRSFA è un importante punto di riferimento ma al momento l’unico modo per contrastare il contagio degli olivi è rappresentato dall’abbattimento degli stessi. Si sta lavorando a particolari rimedi deterrenti contro il batterio?

Dott. Francesco Palmisano: «Tra le diverse linee di ricerca avviate c’è anche l’individuazione di varietà di olivo resistenti alla malattia. Con delle osservazioni di campo fatte nel Salento si è notato che all’interno di alcuni uliveti c’era la copresenza di piante fortemente compromesse dalla malattia e piante con una sintomatologia molto più blanda o asintomatiche. A seguito di tali osservazioni e dopo studi di identificazione varietale è emerso che le prime erano della varietà Ogliarola e Cellino di Nardò (diffuse nel Salento) mentre le seconde della varietà Leccino. Vista questa variabilità varietale di espressione sintomatologica alle infezioni, nell’ambito di diversi progetti di ricerca, sono stati costituiti campi sperimentali in zona infetta in cui sono confrontate tra loro varietà di olivo locale, nazionale ed internazionale. Questa è una linea di ricerca in cui il Centro di Ricerca Basile-Caramia collabora con altri Partner nazionali ed Internazionali. Attualmente, oltre al Leccino, un’altra varietà riconosciuta come resistente è la Fs-17 “Favolosa”».

Dott.ssa Enza Dongiovanni: «Sicuramente le misure riguardanti la ricerca di cultivar resistenti, alcune già individuate, il controllo del vettore e l’estirpazione dei focolai dalle aree interessate. Per quanto concerne il controllo della malattia, occorre essere chiari: non vi sono attualmente prodotti in grado di contenere il batterio. Da alcuni anni comunque, stiamo procedendo con prove ufficiali autorizzate dal Ministero e dal Servizio Fitosanitario Regionale, volte a valutare l’attività di antibiotici applicati in endoterapia, mucolitici capaci di dissolvere il ‘biofilm’ (sostanze di natura esopolisaccaridica) che si forma intorno alle cellule batteriche.

Abbiamo testato anche diversi induttori di resistenza ma non abbiamo avuto nessun risultato promettente, mentre un leggero effetto hanno avuto i citati antibiotici e mucolitici, ma non ci si può sbilanciare più di tanto in quanto la X. fastidosa è una malattia lenta e progressiva e sono necessari numerosi anni di studi per ottenere dei risultati validi, attendibili e trasferibili. Purtroppo altre subspecie di questo batterio sono presenti in altre nazioni da oltre un secolo ed ad oggi non sono stati trovati prodotti realmente efficaci in campo per controllare il batterio».

[foto in evidenza in alto di Annagrazia Palmisano]

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