Accadde oggi: il 20 gennaio 1993 ci lasciava Don Lino Palmisano

IL RICORDO

A 30 anni dalla sua morte, il suo pensiero resta indelebile nel tempo…

 

Nell’anniversario dalla dipartita di Don Nicola Palmisano, avvenuta il 20 gennaio 1993…

 

 

Don Lino nacque nel 1940 da Pietro Palmisano, carabiniere di Locorotondo e da Italia Velardi, originaria di Brindisi. Nel 1941 la famiglia si trasferì a Cisternino dove Nicola Palmisano frequentò le scuole fino al ginnasio. Dopo il conseguimento della maturità classica, nell’estate del 1959 entrò a far parte dei salesiani come novizio. Dal 1973 fu destinato a Foggia presso la parrocchia del Sacro Cuore del quartiere Candelaro, a quel tempo considerato problematico. Visse con i confratelli don Michele Mongiello, don Michele De Paolis, don Gerardo Russo in una piccola stanza destinando la canonica al ricovero di persone in stato di necessità.

Nel 1976, subito dopo le prima notizie del disastroso terremoto nel Friuli, don Nicola, don Michele ed alcuni giovani della parrocchia partirono subito per Tarcento, località Borgo Erba dove prestarono assistenza alla popolazione.

Il 24 novembre 1980, giorno successivo al terremoto dell’Irpinia, forte dell’esperienza fatta in Friuli nel 1976, trascorso il tempo materiale perché venisse approntata una colonna di volontari, mezzi, e beni di soccorso, partì dalla parrocchia Sacro Cuore e dalla Comunità Emmaus di Foggia per Santomenna, uno dei comuni più colpiti dal sisma, in cui vi furono 65 vittime e la distruzione della maggior parte delle abitazioni. Don Lino si trattenne oltre 10 mesi alloggiando in una tenda per prestare conforto spirituale e materiale ai sopravvissuti e contribuire alla ricostruzione dei luoghi.

Nel 1986 a seguito della pubblicazione del suo libro Anche il fragno fiorisce. Don Francesco Convertini missionario salesiano si avviò il percorso di canonizzazione di padre Francesco Convertini, dichiarato “venerabile”.

A tal proposito un plauso va al videomaker locorotondese Mimmo Minno per i suoi estratti filmati storici, nonché pietre miliari per il futuro che ci permettono, inoltre, di riscoprire importanti interviste curate dal professore Enzo Cervellera, purtroppo scomparso il 5 maggio 2020, e dal maestro Franco Basile, scomparso nel dicembre del 2016.

Ma tornando a Don Lino Palmisano, si ispirò nel suo agire da educatore a don Bosco, a Paulo Freire e a don Lorenzo Milani tanto da ricevere l’appellativo di “don Milani del Sud”. Tra il 1981 ed il 1993 scrisse quattro opere che raccolgono il suo pensare ed agire pedagogico. Ricorse anche ad iniziative forti ed a volte provocatorie, come portare le “lavagne in chiesa” o partecipare personalmente con striscioni a manifestazioni. Fu fautore del cosiddetto realismo dinamico di fondamento teospiritualista, anticomunista e anticapitalista.

Un tipo di sviluppo sovrapponibile come modello sociale al comunitarismo di cui furono teorici ed attuatori anche gli imprenditori Adriano Olivetti e Giacomino Costa. Condivise la visione teologica, metafisica, sociale e della realtà storica con il filosofo Tommaso Demaria di cui fu allievo.

La sua esperienza nel recupero delle persone “scarto” della società lo portò alla consapevolezza che lo sforzo era vanificato dai nuovi danni continui e peggiori che l’errato tipo di sviluppo andava generando.

Nel 1990, a seguito del deteriorarsi del suo stato di salute, fu destinato ad un incarico meno gravoso e divenne direttore dell’Istituto Salesiano di Santeramo in Colle. Morì al policlinico Gemelli di Roma dove era stato ricoverato per un infarto polmonare il 20 gennaio 1993.

Fra i riconoscimenti la dedica dal Comune di Locorotondo di una via nel centro urbano, oltre alla nota sala in Villa Mitolo. Successivamente l’intitolazione della via “Don Nicola Palmisano” in Contrada Marinelli dal Comune di Cisternino. In sua memoria, inoltre, il Centro Sportivo del Comune di Santomenna e del Centro Sociale Polivalente per Anziani “Nicola Palmisano” dalla Città di Foggia. Ogni anno vi è il Memorial “Don Nicola Palmisano” a Santeramo in Colle.

Redazionale

Foto dall’archivio di Annamaria Palmisano

Toglici, ti prego, il potere Signore

Cercando tra gli scritti di mio fratello Lino, ricchi di ricordi particolarmente coinvolgenti ed emozionanti per me, che da troppo tempo non ho nessuno della mia famiglia d’origine, ma anche fonte preziosa di riflessioni, di meditazioni, di arricchimento spirituale per chiunque, ho trovato questa preghiera/poesia che, scritta quasi quarant’anni fa, sembra essere in perfetta sintonia con gli attuali accorati ripetuti appelli di papa Francesco per una Chiesa povera, umile, che si fa compagna di strada con i diseredati, gli emarginati, gli ultimi, per una Chiesa sempre più sollecita nel testimoniare che “i poveri sono al centro del Vangelo”.

Anna Maria Palmisano

8/3/84

Toglici, ti prego, il potere Signore

noi troveremo da soli la strada,

se ci crediamo davvero,

troveremo una strada nascosta

per annunciarti senza potere

nelle fabbriche e nelle scuole

nelle carceri e negli ospedali

noi troveremo la strada,

se ci crediamo davvero.

Ma tu toglici il potere, ti prego, Signore.

Perché ogni potere è violenza

e la violenza non è il tuo annuncio.

Abbiamo travisato il tuo annuncio

e non ci prendono sul serio.

Ci rispettano e ci pagano

ma non ci prendono sul serio.

Toglici ogni potere, Signore

e troveremo le parole

per farti riscoprire

e riavremo il sudore sulle fronti

e i calli nelle mani

e l’incertezza e il dubbio e il coraggio.

Toglici, ti prego, il potere Signore

noi troveremo da soli la strada

resteremo svegli la notte

pensando ad una possibile strada

noi cercheremo una strada nascosta

per annunciarti senza potere

noi troveremo la strada,

se ci crediamo davvero.

Ma tu toglici il potere, ti prego, Signore.  

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