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Il ritorno di Tommaso Scatigna: «Candidato Sindaco? Io oppure un nome nuovo!»

L’INTERVISTA

Ora il ruolo da consigliere regionale: «Fra me e Vito Speciale nessun dualismo»

 

di Antonello Pentassuglia

 

L’elezione di Michele Picaro al Parlamento Europeo comporterà il suo subentro a consigliere regionale. Con che spirito si appresta ad affrontare quest’avventura?

«Michele Picaro mi aveva auspicato questa possibilità già dallo scorso fine settembre. Detto sinceramente, non ci speravo più in questa elezione in Consiglio regionale poiché, dopo 3 anni e mezzo come si suol dire, passato il santo passata la festa. Ma grazie all’impegno di Michele e di tutti coloro che l’hanno sostenuto, adesso ho questo importante carico di responsabilità. Sarò l’unico consigliere di Fratelli d’Italia per una provincia di un milione di abitanti. Per alcuni anni sono volutamente rimasto fuori dall’agone politico, ma adesso con la maturità di un uomo prossimo ai 48 anni mi appresto a ricoprire questo ruolo fino alla scadenza naturale del mandato di Emiliano».

 

Un’importante fase di silenzio in questi anni, anche dai social. Ma quanto le è mancata la politica?

«Molto perché l’ho sempre fatta. Anzi, in modo maggiore le responsabilità che ne derivano ed ho sempre assunto. In questo lasso di tempo, d’altro canto, sono diventato più riflessivo ed attento nel cercare di mantenere un atteggiamento più distaccato. Però, in particolar modo nell’ultimo anno, tante persone mi hanno posto la stessa domanda: “quando torni?”. A tutti ho detto che non escludo questa possibilità, ma non è neppure un obbiettivo di vita. Ma sottolineo, senza falsa modestia, come questa richiesta sia arrivata anche da chi non me lo sarei aspettato. A Locorotondo si vive di fasi di gradimento, sia alte che basse, di attaccamento eccessivo al paese come di distacco.

In passato per me esisteva solo il Comune ed ho trascurato molti altri aspetti della mia vita, di cui ho pagato tutte le conseguenze immaginabili e inimmaginabili. Aggiungo però che, con il senno di poi, non si cambia. Sono fatto così. Ma fra le tante mortificazioni, vi sono alcune soddisfazioni che leggo nei messaggi che sto ricevendo negli ultimi giorni».

Tommaso Scatigna insieme al parlamentare europeo Michele Picaro

Torniamo al 2020. Il centrodestra trova la quadra sulla figura di Tonio Bufano, mentre Vito Speciale fa un passo indietro… Ci sono anche le elezioni regionali in cui lei è candidato, ma le cose non vanno come dovrebbero…

«Posso dare la mia versione dei fatti. Nell’estate 2020 il candidato naturale per la prosecuzione dei miei mandati era Vito Speciale. Insieme avevamo anche preparato una bozza di lista. Vito l’ho sempre coinvolto politicamente e lui, penso, sia cresciuto con me come io ho potuto farlo sotto l’ala protettiva di don Peppe Petrelli. Giusto per fare un nome altisonante che, purtroppo, tanti non ricordano. Quindi Vito rappresentava la prosecuzione per tanti aspetti. Al netto dell’aspetto caratteriale, perché sono più impulsivo mentre lui più mite, sinceramente era tutto pronto per la sua candidatura a sindaco e penso che avrebbe vinto a mani basse, forse con percentuali più alte rispetto a quelle che hanno ottenuto. Gli chiesi il motivo per cui decise di fare un passo indietro e mi rispose “non me la sento ancora”. A quel punto non si può certo forzare una persona, di sicuro ha perso una grande occasione perché aveva la giusta età, esperienza e sostegno. In quanto a me, in quelle settimane, dovevo peraltro occuparmi della campagna elettorale per le regionali. Molto difficile. Cercai di dedicarmi ai 41 comuni della provincia, consapevole che a Locorotondo gli amministratori uscenti avrebbero colmato la mia assenza. Così purtroppo non è stato. Va altresì aggiunto – nulla dal punto di vista personale – che una seconda candidatura nel centrodestra per le regionali mi ha penalizzato. Mi ha oggettivamente deluso il fatto che l’allora candidato sindaco Bufano non mi abbia invitato, in uno dei comizi, proprio per non fare un torto al secondo candidato. Ma io ero il primo cittadino uscente! In questi 4 anni non ho ricevuto dalla maggioranza una telefonata per chiedermi un parere. Non sono più salito al Comune dal giugno 2020».

 

Sulla nostra rivista facemmo una stima di circa 3 mila voti da Locorotondo per la sua candidatura alle regionali, ma ne arrivarono meno di 2 mila…

«Anche io mi aspettavo circa 3 mila voti nel mio paese. Personalmente non incentrerei quello che è accaduto solo sulla figura di Vito Speciale, perché mi sarei aspettato un supporto maggiore anche da parte degli altri amministratori uscenti che dubito si siano impegnati come avrei fatto io per loro».

 

Che giudizio ha di questi anni di Amministrazione targata Bufano-Speciale?

«Non mi sento di poter dare un giudizio perché non ho quasi mai seguito i consigli comunali. Non ho gli elementi per giudicare, ma mi baso sull’indice di gradimento che ritengo migliorabile sotto vari aspetti. In particolar modo nell’approccio con la città».

 

Dal Pnrr reperiti fondi per la scuola Oliva, la riqualificazione della Villetta Padre Pio e soprattutto il Parco Urbano. Condivide questi progetti o avrebbe puntato su altro?

«Il problema atavico riguarda i parcheggi ed è qualcosa su cui mi sarei concentrato un po’ di più. Va bene la riqualificazione della villetta in Via Padre Pio e anche Parco Urbano; quest’ultimo un progetto che aveva in mente il compianto Giorgio Petrelli, ma non potevamo realizzare per mancanza di fondi. Il Pnrr rappresenta il portafoglio del governo ed è importante saper cogliere le occasioni. Ma al netto di ciò, ho una forte preoccupazione per i soldi che bisogna ridare indietro per l’asilo nido comunale, per esempio. Vorrei rammentare che per quella struttura recuperai per tre volte il finanziamento. Doveva rimanere asilo nido, gestito dalle realtà esistenti del territorio. Farlo diventare polo educativo è una scelta di questa amministrazione, ma è stato progettato e finanziato come asilo nido».

 

Ci ha parlato dell’asilo nido comunale, mentre cosa può dirci sull’ex caserma?

«Al netto dell’aggiudicazione dei lavori, ho seguito tutto l’iter ma evidentemente per l’amministrazione attuale non ero meritevole di essere invitato per la messa in posa della prima pietra. Personalmente ho sempre fatto il contrario, ricordo quando nominavo Giorgio ringraziandolo. Si chiama garbo istituzionale. Credo sia mancata l’educazione ed anche questo mi ha fatto male. Per quanto riguarda tutta la querelle sulla gestione, mi permetto di dire che dal punto di vista politico entrare in rotta di collisione con la Parrocchia credo sia un errore che non avrebbe fatto neanche un bambino, restando in tema di asilo nido…».

foto di anto.penta

Dicevamo dell’assenza di parcheggi. Ritiene che si doveva lavorare maggiormente in questo senso anche nei suoi anni da primo cittadino?

«Su questo fronte ci sono state criticità anche nei mie mandati, ma nel secondo avevamo un project financing. Con un forte finanziamento privato venivano circa 400 parcheggi più un piano di box auto da vendere. Non è stato possibile realizzarlo per l’assenza di fondi con il cofinanziamento. Ma nella fase del Pnrr, fossi stato ancora sindaco, avrei rispolverato questa possibilità in chiave più moderna e sicuramente meno impattante. L’area era chiaramente quella di Piazza Mitrano».

 

A proposito di Piazza Mitrano. Condivide la scelta di riservare l’area parcheggio ai residenti?

«La condividerei se vi fosse un controllo. L’idea non è sbagliata, i residenti hanno bisogno adesso di quell’area e bisogna accelerare in questo senso. Però non condivido affatto l’aumento dei posti a pagamento per Via Cisternino. Come sindaco, in passato, ho posto la tariffa più bassa per i posti auto rispetto al circondario ed anche per il parcheggio coperto. Non ho mai condiviso gli aumenti di costo per parcheggi ed anche Tari. Questo è uno dei meriti che mi sono stati senz’altro riconosciuti».

 

Si è discusso tanto del periodo natalizio, specie con i tantissimi arrivi per le luminarie. Condivide l’approccio avuto in questi anni?

«Tonio Bufano ha un approccio diverso al mio. Quest’anno ho notato miglioramenti in confronto al passato. La gente che arriva aumenta ma quest’anno ho apprezzato di più l’operato, rispetto ai tre anni precedenti con il paese invivibile anche per chi si trovava in periferia. Personalmente avrei aggiunto 5-6 carri attrezzi, perchè se c’è una cosa che non tollero è che vengano occupati i posti auto per disabili, rampe, marciapiedi e passi carrabili. Così mi sarei ripagato un bel po’ di spese per la collettività. Ma quest’anno, ripeto, la gestione dei parcheggi nel periodo natalizio l’ho vista migliorata».

 

A proposito di edilizia, in questi anni dei professionisti hanno lamentato i ritardi nell’espletamento delle pratiche dal Comune…

«Su questo fronte sarei stato, senza dubbio alcuno, più incisivo nel rispetto delle professionalità e dei canoni di regolarità, ma avrei posto particolare attenzione per quanto concerne le commissioni. Non è accettabile che la gente debba rimandare i matrimoni o posticipare le approvazioni di un mutuo, perché dal Comune i progetti tardano ad essere approvati. Adesso negli uffici dell’ente vi sono circa 20 dipendenti in più ma, rispetto ai miei tempi, evidentemente si lavora in maniera più lenta».

 

Urbanistica e quindi PIRU. Di recente l’ex cons. Gentile ha dichiarato che il Pug avrebbe negato la possibilità di edificare in centro urbano, motivo per cui è stato accantonato…

«Rispetto tanto Tonino, fin dai tempi in cui faceva l’assessore. A quel tempo ero molto giovane e lui ha sempre avuto delle idee ed alcune anche antesignane. Mi permetto di evidenziare che se il Pug fosse stato stilato 20 anni fa, avrebbe avuto ancora più restrizioni per l’edilizia. Oggi già è un’altra cosa, ma le tempistiche sono molto lunghe: solo l’incarico costa circa 500 mila euro, poi occorrono 3 anni per l’approvazione ed i passaggi in Regione. Un ciclo dura in media 5 anni e un’Amministrazione non riesce a portarlo a termine in un mandato».

 

In questi anni due mondi sono entrati in rotta di collisione: strutture ricettive ed estrema difficoltà nel trovare case in affitto…

«Trovare case in affitto è diventato impossibile. Questi due mondi si sono così connessi perché di strutture ricettive ne possiamo fare tantissime e vengono tutte occupate dai visitatori. Quindi non solo in campagna, ma anche in centro urbano chi ha degli appartamenti sfitti li ristruttura in chiave turistica. Ci sono così tanti avventori per le case vacanze che, a mio avviso, l’azione politica dovrebbe essere incentrata sul contrasto all’abusivismo in questo settore, quindi agli affitti brevi a nero che sono scorretti da un punto di vista turistico oltre che professionale».

 

Il 2 giugno scorso in un evento di Fratelli d’Italia ha dichiarato che Martina Franca è la “città che ama di più in assoluto”…

«Locorotondo escluso ovviamente. Ma confermo di essere molto legato anche a Martina e la vivo tantissimo».

 

Nei mesi scorsi è nato un nuovo gruppo politico di maggioranza: “Coraggio Locorotondo”. Ha dato lei input alla sua costituzione? Ritiene che avrebbero dovuto mettere fine a questa consiliatura?

«Rispondo con una domanda. Se avessi realmente dato vita a questo gruppo, costituito da quattro persone determinanti per l’esistenza dell’Amministrazione, non avrei chiesto un altro assessorato e il presidente dell’assise consiliare? Diciamo che inizialmente l’ho guardato con simpatia, perché dovevano dare una svegliata ad una situazione di stallo. L’unico consiglio comunale che ho seguito è stato proprio quello in cui si è costituito questo gruppo, che però non ha portato ai risultati che in tanti si aspettavano. In molti si attendevano che il bilancio non passasse. Pensavo inoltre che da loro giungessero richieste più variegate ed incisive, in linea al nome che si sono dati».

 

Però hanno ottenuto alcuni cambiamenti importanti, specie sull’assetto amministrativo. Crede che l’assessore Prete, in questo senso, avrebbe dovuto avere un sostegno maggiore dal Sindaco?

«Ermelinda è stata assessore nel mio secondo mandato e l’ha fatto bene. Con lei ho avuto non pochi contrasti, ma la figura del sindaco è quella che deve mantenere gli equilibri cercando di non mischiare rapporti personali con quelli politici. In un’Amministrazione gli scontri ci sono ma l’importante è che si esca pubblicamente compatti nelle votazioni e nei provvedimenti. Come ricorderete, per la tenuta della maggioranza, sono quello che ha ritirato atti come per il forno crematorio e cimitero. Spesso chi occupa il ruolo del sindaco rimane solo e proprio in quel momento occorre decidere cosa fare, mettendo davanti la collettività».

 

Quindi ricapitoliamo, qual è il segreto per una buona Amministrazione?

«Sta nella leadership. In questi anni ho notato invece, nel rapporto tra parte politica e funzionari, un approccio troppo soft. Quando in tanti sono scontenti non è più questione di quieto vivere, ma qualcosa bisogna fare. Ricorderete quando in passato sventai il rischio di un aumento della Tari. Quel giorno chiusi a chiave nel mio ufficio una serie di figure cardine fra i vari settori. A loro dissi che nessuno sarebbe andato via se non avessi avuto la garanzia che non vi sarebbe stato alcun aumento per cittadini. Il mio un approccio duro? Sicuramente, ma ha portato dei risultati. Non sono mai stato per il quieto vivere, specie in politica».

 

Tema rifiuti. Mancano pochi anni alla scadenza dell’appalto e vi sarà un nuovo bando. Vista l’onerosità del servizio bisogna continuare con il porta a porta nell’agro o passare al sistema delle isole?

«Appena insediato per la seconda volta mi sono trovato all’inizio della raccolta differenziata. Avevamo rodato un sistema che ci ha portato tanti riconoscimenti. Così com’è la raccolta adesso in Puglia, è difficile ottenere delle riduzioni in bolletta. Abbiamo discariche che vengono aperte e poi richiuse, senza dimenticare gli aumenti dei costi per il conferimento. Attualmente lavoro affiancando un consorzio che si occupa di rifiuti ed entro maggiormente nel merito. La Regione non consente la chiusura del ciclo e molti costi non sono addebitabili all’operato delle amministrazioni. Quella sui rifiuti è senz’altro una battaglia che intendo portare in Consiglio regionale».

Come consigliere regionale quale sarà la battaglia in cui incentrerà la sua azione politica?

«L’ho scritto in uno dei pochissimi post che ho fatto. Intendo dare una considerazione al mio paese, così come Martina Franca ha potuto contare su Donato Pentassuglia mentre Fasano su Fabiano Amati. Confermo che Donato è stata una delle prime persone che ho chiamato, chiedendogli qualche consiglio su come approcciarmi in un mondo per me nuovo. È chiaro che se posso fare qualcosa la farò in primo luogo per Locorotondo, ma intendo assolutamente raccogliere tutte le istanze di una provincia. Vorrei avere un approccio molto politico in quanto unico esponente uscente di Fratelli d’Italia per la provincia. Di sicuro voglio fare opposizione, come ho già avuto modo di dire al mio riferimento che è Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute».

 

A proposito di Fratelli d’Italia, Vito Speciale ha organizzato un incontro politico alla presenza del Ministro Fitto e del futuro parlamentare europeo Ventola. Lei non era presente, non sarebbe stato il caso di lavorare in maniera più congiunta?

«Assolutamente sì ed è doveroso evidenziare che se a Locorotondo viene un Ministro di Fratelli d’Italia per un incontro politico, sarebbe opportuno invitarmi in quanto dirigente e punto di riferimento nell’organigramma provinciale dello stesso partito. È sempre questione di garbo istituzionale. In questi anni si è parlato spesso di dualismo fra me e Vito ma in maniera errata. Per esserci un dualismo lui dovrebbe fare il Sindaco per 10 anni e forse ne potremo riparlare… Ma al netto di ciò, non intendo scontrarmi con nessuno del mio partito perché voglio ragionare come consigliere regionale. Forse l’ho compreso tardi, ma i personalismi non servono di certo alla politica e soprattutto alle amministrazioni. Lo ripeto, fra me e Vito Speciale non può esistere alcun dualismo».

 

Concludiamo con la cosiddetta domanda da un milione di dollari. Tommaso Scatigna si ricandiderà a sindaco, a costo anche di dividere il centrodestra, o proverà a confermare il seggio in Regione?

«Rispondo nuovamente con una domanda: perché mai dovrei voler dividere il centrodestra di Locorotondo? Visto che sono quello che l’ha unito nel 2016. Per quanto riguarda il futuro, potrei provare a ricandidarmi in Regione ma non escludo nulla. Candidato sindaco? Io oppure un nome del tutto nuovo! Di sicuro quest’anno sarò presente alla processione di San Rocco… (ride; ndr). In conclusione permettimi di dire che intendo fare un ringraziamento pubblico a tutti i locorotondesi una volta insediatomi ufficialmente come consigliere regionale».

[Articolo pubblicato sulla rivista Agorà, numero Giugno 2024]

[Tre foto presenti tratte da FB – Tommaso Scatigna]

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