Locorotondesi “DOC” del Centro Storico: «Il suono delle campane è una compagnia»

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Lettera firmata dal “Nucleo a difesa delle tradizioni, della storia e del Centro Storico di Locorotondo”

 

In riferimento alla lettera pubblicata su un giornale locale, a firma di un gruppo di residenti del Centro Storico di Locorotondo, senza voler polemizzare con gli stessi e senza voler difendere nessuno ci permettiamo di dissentire da quanto lamentato nella suddetta lettera sicuri di sembrare impopolari e retrogradi.

Anche noi viviamo da tantissimi anni nel Centro Storico, alcuni di noi sono nati e cresciuti all’ombra dei campanili delle varie Chiese e vi assicuriamo che il suono delle campane è una compagnia, la mattina lo aspettiamo con ansia, ci annuncia che è il momento di alzarci ed iniziare una nuova giornata ognuno nelle proprie faccende, il disagio, forse, lo sentono gli ospiti dei tanti B&B disseminati nel borgo.

Attualmente, dopo il tuono che ha distrutto il meccanismo elettronico che le azionava, i momenti in cui suonano le campane sono limitati, sono state eliminate molte suonate giornaliere che scandivano il trascorrere delle ore dal sorgere del sole al suo tramonto, oltre ad indicare le varie celebrazioni liturgiche.

Fino agli anni 80 il suono delle campane era regolamentato dalle fasi solari, in inverno la mattina suonavano più tardi perché albeggia dopo, così pure la sera suonava prima in quanto le giornate sono più corte ed il sole tramonta prima. Poi il suono mattutino fu unificato alle ore 7,00 sia in inverno che in estate come accordi stipulati tra Chiesa e Stato. Adesso è stato ulteriormente ritardato dalle ore 7,10 nei giorni feriali e 7,40 nei giorni festivi con una sola suonata di 2 minuti. Sono state eliminate le suonate delle ore 8,00 che indicava l’Ufficio delle lodi mattutine, delle ore 11,00 (Cristo), 11,30 (messa), 16,00 (Vespro), durante il funerale suonano appena una volta quando il feretro entra in Chiesa, mentre fino a poco tempo fa suonavano tre volte prima dell’entrata e due volte all’uscita dalla Chiesa.

Da sempre le campane, nel nostro paese, hanno avuto molta importanza, sono testimoni della fede popolare, il loro suono è atteso, è punto di riferimento nei ritmi affannosi della vita quotidiana, è gioia e festa, richiamo all’incontro di chi crede con il Signore, unire tutti in una sola famiglia. Tutti dai più piccoli ai più anziani, credenti o non credenti, conoscevano il significato dei suoi. Hanno un legame affettivo con tutta la popolazione tant’è che tra il 2008 e 2010 quando la Chiesa Madre fu chiusa per i restauri il silenzio delle campane fu vissuto come una sofferente tristezza, senza il loro suono il paese si sentiva perso perché sembrava che avesse perso la voce del Signore era la stessa sensazione che si avverte nei giorni del Triduo Pasquale quando, come prevede la liturgia, le campane tacciono in segno di lutto in attesa della Veglia Pasquale quando riecheggiano per la Resurrezioni di Cristo.

Il loro suono accompagna il paese in ogni momento della giornata i rintocchi cadenzati 3-5-7 del mattutino, del mezzogiorno e dell’imbrunire indicano l’ora dell’Angelus e il pensiero è rivolto alla Vergine Maria, lo scampanio allegro e vibrante di tutte le campane era segno di gioia e devozione nel momento in cui stava per uscire e/o entrare la processione. Lo scampanio accompagnato della campanella piccola seguita da sequenza diversa, con un tocco secco segnava che mancava mezz’ora all’inizio della celebrazione, due rintocchi quindici minuti, tre rintocchi che il prete era pronto per uscire sull’altare ed iniziare la celebrazione. L’ultimo suono della giornata era l'”ora di notte” che segnava l’arrivo della notte per il meritato riposo. In alcune situazioni il suono delle campane serviva da protezione come, per esempio, quelle di San Rocco venivano suonate durante i forti temporali per chiedere l’intercessione di Santa Irene, raffigurata in un grande quadro nella stessa chiesa, a protezione dei tuoni e fulmini.

Forse non tutti sanno che le attuali campane sono “nuove” perché sono il risultato della fusione delle storiche campane realizzate tra il 1844 ed il 1875, rifatte a regola d’arte perfettamente uguali alle vecchie con le stesse decorazioni e bassorilievi raffiguranti vari santi tra cui il Patrono San Giorgio Martire, San Luigi Gonzaga ecc. già presenti nelle vecchie campane. Dopo la solenne cerimonia di benedizione il “Battesimo” con madrina e padrino, celebrata da Mons. Giuseppe Satriano allora Vicario Generale Episcopale della Diocesi, ora Arcivescovo Metropolita della Diocesi Bari-Bitonto, il giorno 23 aprile 2010 Solennità di San Giorgio Martire e messe sotto la protezione di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù come già lo erano quelle di prima non solo per essere protetti ma anche per indicare un cammino di Fede scandito dalla “Voce” di Dio.

Le campane furono ricollocate in cima al campanile approfittando dell’impalcatura utilizzata per il restauro della Chiesa sono manovrate elettronicamente e non più prodotte da mani esperte come quelle di Ignazio e Nicola Rosato, Ciccio Rosato, ed in ultimo Seppullo.

Alla luce di quanto suddetto chiediamo se è più caotico ed assordante il suono delle campane o lo svuotamento, in ore molto mattiniere, dei bidoni del vetro delle bottiglie dei vari locali che circondano il Centro Storico? Dà più fastidio il suono delle campane o la musica ad alto volume dei vari festival o concertini delle attività commerciali? Dà più fastidio il suono delle campane o lo slalom fra tavoli e tavolini sparsi per tutte le stradelle del nostro bel centro storico?

Il nostro borgo antico è stato snaturato, senza rispetto di chi ci abita che lo curano e lo abbelliscono con tanti fiori, è meta di una mera di gente che a tutte le ore diurne e notturne girovagano schiamazzando senza riguardo, lasciando ovunque bottiglie vuote e contenitori alimentari, senza parlare dei bisogni animale ed umani.

Allora, concludendo, lasciamo stare le campane che continuino a scandire i vari momenti della giornata, annunciare gli eventi e le celebrazioni religiose di ogni giorno feriale e festivo, gioioso o triste e magari pensiamo tutti insieme ad un modo concreto per salvaguardare il nostro meraviglioso Paese delle Cummerse, la sua storia, la sua cultura, la sua bellezza.

Abbiamo tutti il dovere di fare questo per il nostro bene e delle generazioni future.

Nucleo a difesa delle tradizioni, della storia e del Centro Storico di Locorotondo

[lettera aperta pubblicata sulla rivista Agorà, numero Luglio 2022]

[Foto in evidenza di Alfredo Neglia]

Agorà

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