Ultime newsEccellenze LocaliEventi - CulturaLocorotondoRubricheValle d'Itria

Lucia Zotti fra cinema e teatro, una inesauribile vitalità

L’INTERVISTA

L’attrice: “Vivo a Locorotondo perché si vive bene e c’è qualità della vita”

 

di Zelda Cervellera

e Antonio Lillo

 

 

Nata a Bari nel 1937, Lucia Zotti comincia giovanissima la sua carriera di attrice con suo fratello Luciano ed è cofondatrice, assieme a sua figlia Monica Contini, del Teatro Kismet. Donna generosissima, animata da una perseveranza, un entusiasmo e una curiosità per ogni aspetto della vita, Lucia sta vivendo una seconda stagione di grandi riconoscimenti e successi anche grazie al suo lavoro in televisione e nel cinema. Molti non sanno che risiede a Locorotondo.

Grazie Lucia per questa intervista. Ti abbiamo vista recentemente nella terza edizione di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”. Nella fiction interpreti la mamma di Imma sin dalla prima serie, cosa ti è piaciuto del personaggio e della fiction?

“Buongiorno a voi, innanzitutto faccio un excursus generale. La fiction ha avuto successo perché è tratta da un bel romanzo, molto originale, che finalmente parla della donna in maniera particolare. Poi a questo si è aggiunto un regista bravissimo che ha saputo scegliere gli interpreti andando contro tutti gli stereotipi. Io che frequento da un po’ di tempo il cinema, ho capito che nei provini per un ruolo, nella maggior parte dei casi il regista o gli addetti ai provini richiedono qualcosa di stereotipato: un personaggio non viene studiato in base alla storia e a quel che racconta, ma viene costruito dall’inizio alla fine. Dopo che ti danno le loro indicazioni, tu devi essere uguale a quei prototipi che si vedono a volte in tv. E questo secondo me non è un lavoro approfondito, né fatto bene. Invece Francesco Amato, il regista della fiction, ha scelto Vanessa Scalera per quel ruolo e lei si è rivelata non solo una donna determinata e originale, che combatte, ma possiede anche una profondità, un’interiorità che emerge anche in questo suo essere così severa e, a volte, scostante. Si intravede un’anima, una profondità di personaggio. La madre di Imma Tataranni nel libro era una signora molto ignorante che ha fatto la donna delle pulizie nella Pretura, dove ha fatto poi studiare la figlia, lavorando tanto e riuscendo a farla laureare come lei voleva. Però è molto grezza, tanto è vero che nelle prime puntante lei vuole scappare e tornare ai sassi per un legame affettivo, ma anche perché ha conservato questa sua primitività. Con il regista Amato ho lavorato bene, mi ha fatto entrare nel ruolo lasciandomi la possibilità di metterci del mio e alla fine ha avuto ragione, perché poi pian piano questo personaggio si è anche trasformato nel corso delle puntate ed ha acquisito una sua dignità, dimostrando di avere tante qualità, non solo quelle classiche della donna e della madre, al punto che nel romanzo la madre di Imma moriva subito, invece il nostro regista e gli autori l’hanno voluta mantenere nella serie, perché dà quel tocco di dolore e di dolcezza che serviva”.

Passando al cinema, fai parte del cast del film The Equalizer 3 – Senza Tregua. Come è stato lavorare con Denzel Washington? Che esperienza è stata?

“Un’esperienza assolutamente diversa rispetto alla fiction su Imma Tataranni, ma a suo modo straordinaria perché, lavorando con una produzione americana, ricchissima, sono stata trattata come una regina. Sono stata quasi un mese sulla Costa Amalfitana in un Hotel bellissimo, ma soprattutto ho conosciuto questa persona meravigliosa, Denzel Washington, che è davvero come i personaggi che interpreta, una persona molto umana. Nel suo personaggio, pur essendo così sanguinario, c’è qualcosa di dolce e amorevole. Se l’attore è così è profondo, anche interpretando dei ruoli dove fa delle cose tremende, emerge sempre quella natura amorevole. Lui ha questa peculiarità nella vita e la porta sullo schermo. È stato di un’affettuosità incredibile con me, perché io ero la più anziana del cast. Nel film interpreto la parte di un’abitante del paesino in cui il personaggio Robert McCall si rifugia quando è ferito e deve stare a riposo, e tutti i cittadini di questo luogo sono amichevoli verso di lui. Il mio ruolo nel film non è molto evidente, perché essendo in origine molto lungo hanno dovuto fare dei tagli e hanno sacrificato tutta quella parte che riguardava l’approfondimento psicologico dei vari personaggi italiani, dando la precedenza alle scene di azione, perché in tanti vanno al cinema per vedere proprio quelle scene di combattimento. Dispiace, perché si poteva puntare maggiormente sul rapporto di accettazione da parte dei paesani verso il personaggio di Washington, cosa che avrebbe arricchito la storia, e questo spesso non si evince”.

La gente adesso ti ferma e ti dice: ‘Lei è la mamma di Imma Tataranni’, ma tu hai una storia lunghissima come attrice teatrale. Il calendario teatrale del Teatro Kismet, di cui sei cofondatrice, ti dedica il primo e l’ultimo spettacolo. Un omaggio serio.

“Al primo spettacolo mi sono commossa molto, perché il teatro era strapieno. È stata una bellissima emozione. Teatro e cinema sono due cose completamente diverse, due tecniche di recitazione diverse che richiedono approcci diversi. Ci sono quelli che dicono di no, spesso gli attori della mia età non riescono mentalmente a fare un cambio così drastico dal teatro al cinema, ma io mi diverto molto in questi cambiamenti, non mi spaventano, mi piace cimentarmi in cose nuove. Il cinema è tutt’altra cosa dal teatro, proprio il modo di stare dentro la parte e riuscire a conservare le stesse emozioni. Col teatro è più facile portare avanti il personaggio coi suoi cambiamenti interiori… i momenti di rabbia e di gioia… perché c’è una cronologia logica. Invece nel cinema e nella televisione magari fai prima l’ultima scena, poi fai quella di metà e poi la prima, ed ogni volta devi essere capace di entrare nell’emozione di quel momento in pochi minuti, magari girando più e più volte la stessa scena. Delle volte devi stare in una posizione fisicamente scomoda, antinaturale, ma che serve all’inquadratura e tu in quelle condizioni devi pure riuscire a trovare una naturalezza. Indubbiamente l’esperienza aiuta, infatti molte volte i tecnici, alla fine delle girate, vengono a ringraziarmi perché non gli faccio perdere tempo”.

Sei un’attrice ma anche regista teatrale, ogni tanto mentre lavori a un film ti viene di dire: “Ma io questa scena la farei così”?

“Sì, capita. Ma non dico secondo me sarebbe meglio così, la faccio direttamente. Prendo ad esempio la scena di una delle ultime fiction di Imma Tataranni che abbiamo girato con Gianni Morandi. La scena non era così com’è venuta, inizialmente, ma è stata cambiata da me. Quando Gianni Morandi dice: ‘Lei è la mamma della dottoressa Imma Tataranni?’, io avrei soltanto dovuto rispondere: ‘Sì’, invece ho risposto, sfottendolo: ‘No, sono Nilla Pizzi!’. Perché all’inizio il mio personaggio non crede che si tratti davvero di Gianni Morandi, il cantante, e non sarebbe stato credibile che dopo tanti dubbi lo accettasse così passivamente. E allora ‘Vediamo’, ho detto, e lui ha cantato Non son degno di te. Tutto improvvisato. E devo dire che i registi sono stati disponibili ad accogliere questa variante”.

Lo spettacolo “4 mila miglia”

È più faticoso il teatro o il cinema?

“Il teatro è un po’più faticoso, ma ti dà il calore del pubblico. Sono cose impagabili. Mentre sei in teatro senti se ciò che fai sta piacendo e questo ti aiuta a fare ancora meglio per la prossima replica. È buffo, con la compagnia del Teatro Kismet abbiamo girato il mondo! Siamo andati persino in Madagascar e in Giappone, dove ancora la nostra direttrice Teresa Ludovico va a fare dei progetti. Ho fatto dei ruoli meravigliosi, però adesso mi riconoscono nella mamma di Imma Tataranni”.

Vivi a Locorotondo ormai da tanti anni, e quindi la domanda che in molti si fanno è come sei arrivata qui?

“Sono arrivata qui per amore. Il mio compianto marito era il fratello di un farmacista di Locorotondo e quando si è ammalato, nel suo ultimo periodo di vita l’ho portato a vivere qui prendendo in affitto il primo appartamento libero per farlo stare vicino al fratello. Quando è andato via, avendo vissuto a lungo a Locorotondo, mi ci ero affezionata, perché lo amo questo paese, dove si vive bene e c’è qualità della vita. La gente è educata, disponibile e discreta. Forse a volte un po’ troppo discreta, perché ti dà la sensazione di essere un po’ tutto ‘stile Svizzera’, però l’ho amata e ho deciso di vivere qui. Poi mi ha seguito mia figlia. Vivevo in un appartamento in Corso XX Settembre, ma adesso sto in campagna. Ho lasciato l’appartamento perché è un paese che è diventato turistico, è molto visitato, e soprattutto in estate non è facile viverci. Però è anche frequentato da scrittori e teatranti, da artisti di vario genere. Non senti la mancanza di cultura, sei a pochi minuti di distanza da tutti i paesi intorno che hanno la stessa vivacità. In fondo è come se vivessi in una grande città con tante possibilità, non mi sento relegata in provincia. Forse mi sentivo più in difficoltà a Bari per via del traffico. Perciò sono felicissima di stare a Locorotondo, cerco ancora di frequentare il centro, di avvicinarmi il più possibile alle persone. Ad esempio frequento uno dei corsi del Tre Ruote Ebbro ai Laboratori Urbani, sto facendo Tai Chi”.

Cambieresti qualche cosa del paese?

“Non cambierei quasi nulla, se non piccole cose. Ad esempio vedo qualche strada nell’agro un po’ trascurata, e poi andrebbero migliorati i trasporti pubblici, penso soprattutto a chi non ha l’automobile e non ha la possibilità di muoversi”.

Quali sono i lavori e i progetti nei prossimi mesi?

“Salirò per un lungo periodo a Modena con “4 mila miglia” che è lo spettacolo che ha aperto la stagione del Kismet, una produzione di Reggio Emilia dell’Ente Teatrale Romagna. Ho avuto delle stupende recensioni per quello spettacolo, ma una in particolare, scritta veramente col cuore perché, al di là dei complimenti a tutti coloro che ci hanno lavorato, si sente che c’è stata una vera attenzione per lo spettacolo. Mi ha ricordato cos’era la critica una volta, il tentativo di capire un’opera e il coraggio di esprimere la propria opinione, prendersi quella responsabilità. Ho da fare una bella tournée in Nord Italia, fra Reggio Emilia, Modena, Genova, e poi ho un bel tour in Puglia e lo spettacolo Quanto Basta, di Alessandro Piva, in cui con Paolo Sassanelli recitiamo la storia di coppia di due anziani. Infine ci saranno le riprese per la quarta serie su Imma Tataranni. Ora stanno lavorando alla scrittura, e le riprese inizieranno a gennaio”.

[Intervista pubblicata sulla rivista Agorà, numero Novembre 2023; foto presenti, pervenute in redazione da Lucia Zotti: in quella in evidenza presente l’attrice Vanessa Scalera]

Agorà Blog

Blog e mensile cartaceo dei trulli e delle cummerse di Locorotondo. Ci occupiamo di attualità, politica, società e tanto altro...

Ads Blocker Image Powered by Code Help Pro

AGORÀ BLOG ESISTE GRAZIE ALLA PUBBLICITÀ

Abbiamo riscontrato che utilizzi un’estensione “ad-blocker” nel tuo browser per il “blocco delle pubblicità”. La nostra piccola testata giornalistica sopravvive grazie al contributo che ci forniscono le realtà produttive che hanno deciso di fare qui la loro pubblicità.

Se ritieni i nostri contenuti interessanti da leggere, ti chiediamo cortesemente di disattivare il “blocco delle pubblicità” oppure aggiungi “Agorà Blog” alla lista dei siti consentiti.

È molto semplice: basta solo cliccare l’estensione dell’ad-blocker in alto alla tua destra, disabilitandola (ed eventualmente ricaricando semplicemente la pagina web, ma il più delle volte non occorre). Grazie!

il team di Agorà Blog

Powered By
Best Wordpress Adblock Detecting Plugin | CHP Adblock
error: Riproduzione Riservata